giovedì 4 luglio 2019

Quella sera eravamo strani


Sì ... davvero ... eravamo strani quella sera, proprio strani! Quella sera di quasi 30 anni fa.

Io e gli amici d'infanzia, ormai cresciuti, ormai 16enni, non più adolescenti ma manco adulti. Stavamo seduti sui gradini fuori dalla porta della bettola della zia a ciondolare, così, tanto per guardarci attorno, non sapevamo che farcene del tempo. Avevamo già bevuto bicchierini di vermuth, calici di frizzante di non ben precisa origine, ed avevamo pure fumato di nascosto un paio di Stop, sigarette che mandavano un fumo acre ed insetticida, adatto più che altro per la fumigazione delle sementi contro i parassiti e per rimediare quando la cucina era piena di mosche nelle notti d'estate ed era finita la bomboletta del Raid.

Ad un certo punto la zia ci aveva detto che la fornitura di carburante era terminata, non voleva che tornassimo alticci a casa, che poi i suoi clienti beoni ed alcolisti le avrebbero rimproverato di aver indirizzato i loro figli sulla medesima via dell'alcolismo. Per questo ci eravamo trasferiti fuori, delusi perchè bruciavamo dalla curiosità di provare altri liquidi strani contenuti nelle bottiglie sui ripiani dietro il bancone della bettola.

Come Ulisse sentiva il canto delle sirene, noi sentivamo il richiamo di Batida, Vecchia Romagna, 3 Valletti, Cremovo, Cora, Rosso Antico, Biancosarti, Bocchino, Piave, Julia, Strega, Libarna, Petrus, Cynar, Biancosarti, Fernet, Cordial Campari, Mandarinetto Isolabella, Amaro 18, Don Bairo, Amaretto, OP, Stock 84, Averna, San Marzano Borsci, Braulio, Montenegro, Ramazzotti, China, Rabarbaro Zucca, Radis, Vov.

Eravamo strani quella sera!!

E allora fuori, sui gradini dell'ingresso. Parlavamo di calcio, motorini e vecchie antipatiche del vicinato, del tipo quelle che ti bucano i palloni e tu sei costretto a diserbargli i gerani. Eravamo indecisi su cosa fare, alla ricerca di un riempitivo per aspettare che arrivassero le 11 e mezza e poi tornare ognuno a casa propria, dare un'ultima occhiata a Televideo, ascoltare il sommario del GR1 di mezzanotte e poi a nanna, che l'indomani bisognava alzarsi appena suonavano le campane della messa delle 7, vestirsi di fretta, panino col salame, caffelatte, giù dalle scale, bicicletta e andare a scuola, che la campanella all'Istituto Tecnico non aspetta, suona tutte le mattine 8.00, senza sconti!

Eravamo strani quella sera!!

Ad un certo punto, non ricordo bene chi, qualcuno comincia a raccontare del suo rapporto con la barba ed il rasoio, con corredo di racconti su tagli in faccia e sfregi vari causa maldestro utilizzo. Inizia un dibattito su schiuma da barba, BIC monolama, Gillette, Wilkinson oppure Braun elettrico. Io, per parte mia, sottolineo più volte che preferisco essere sfigurato da una lametta piuttosto che provare il fastidio del rasoio elettrico, con la pappagorgia che si arrossa e si irrita.

Divertente il dibattito sulla barba! Divertente perchè da un banale discorrere di lamette, schiuma, dopobarba, Acqua Velva et similia si arriva alla convinzione condivisa che non siamo più quelli di 6 mesi, un anno fa. Siamo diversi, ci stiamo trasformando, in cosa non si sa ancora bene, però ci rendiamo conto che siamo in continua evoluzione.

Eravamo strani quella sera!!

Stiamo attraversando un periodo di forti cambiamenti. Non solo quattro pelucchi in faccia, ma anche altro. Con lo spirito ruspante tipico della nostra compagnia e del nostro ambiente, si comincia a parlare di altre trasformazioni, meno visibili ma che ci stanno sconvolgendo.

Siamo sconvolti da ciò che troviamo la mattina appena ci svegliamo, siamo sconvolti dalla voluttà dello sfiorarci, siamo sconvolti dalle nostre compagne di scuola, che hanno altre rotondità rispetto a prima e si stanno gonfiando là, davanti, dove ci cade l'occhio sempre più spesso.

Proprio loro, le compagne di giochi da sempre, loro che abbiamo imparato a conoscere in interi pomeriggi spesi calpestando l'asfalto delle strade ed i cortili del vicinato, quegli spazi fisici, ristretti ed enormi al contempo, che hanno continuato quel lavoro di generazione iniziato dalle nostre mamme quando ci hanno dato alla luce. Con loro abbiamo condiviso il piacere di "stare in giro", sole o pioggia che fosse, afa o gelo poco contava.

Quelle compagne di giochi sono ora altra cosa pure loro ... tutto di un botto sono diventate diverse, altre rispetto a noi, più distanti, meno leggibili. E noi?? Noi le troviamo sempre più misteriose, irraggiungibili, ci attraggono, sembra che ci chiamino. Peccato che ci manchino i codici di accesso, peccato che non troviamo la "stargate" per entrare in quell'universo. Noi non siamo ancora del tutto uomini, loro non sono ancora del tutto donne, ma siamo alle prese con lo spazio-tempo, con la galassie da mettere in comunicazione, con gli insiemi da intersecare.

Eravamo strani quella sera!!

Intanto, lì, in quel momento, sugli scalini della bettola, maturiamo coscienza circa il fatto che quel lavoro di creazione del contatto tra i due universi richiederà tempo, passione, energia. Impareremo a sbagliare, impareremo sbagliando, proveremo a provare ... poi venga quello che venga.

Intanto uno degli amici lancia una proposta, forse tradito dai due calici di frizzante corretto Aperol bevuti mezz'ora prima. Ci racconta che sua sorella, due anni in più di lui e nota nei dintorni per le due meravigliose poppe che si porta a spasso, gli ha riferito, non senza una certa malvagia soddisfazione, che una sua amica, dotata di un petto piatto come un vassoio, ha iniziato a mettere dei cuscinetti di gommapiuma nel reggiseno per rubare di un paio di misure. Ecco quindi la proposta: se le ragazze barano con la gommapiuma, possiamo farlo anche noi!! Ovviamente mettendola dietro la patta dei pantaloni. La proposta era folle, ma in quel momento non lo sembrava! A noi è parsa una genialata! Qualche giorno dopo, io ed il mio amico ci siamo procurati la gommapiuma frugando nottetempo nella pattumiera di un tappezziere e siamo poi entrati a scuola con una sorta di mezzo pompelmo che sporgeva dal cavallo dei pantaloni. Beata gioventù!!

Eravamo strani quella sera!!

E si comincia a parlare di noi e di loro. Loro che si truccano, che civettano, che prendono coscienza del potere che hanno su di noi solo per il fatto di sorriderci o lanciarci uno sguardo. E noi? Noi siamo persi nel nostro mondo fatto di liquami balordi tracannati nella bettola della zia, Alfa, Esportazione ed N80 fumate di nascosto in stalla così che l'odore di letame copra quello del fumo. Noi che abbiamo nascosto nel fienile un arsenale segreto di birracce da cantiere in bottiglie di vetro marrone da 66 cl. Noi che teniamo nascosta in solaio una mini biblioteca di giornaletti ricolmi di tette e ciuffi pubici che compulsiamo con avidità e feroce coazione a ripetere ... organi di stampa che sviluppano l'organo, un solo organo!!

Ma che ridere solo al pensiero di trovarsi nel parcheggio delle scuole elmentari la sera alle 8 e formare un capanello solo per accendere di nascosto una N80 o per sfogliare con atteggiamento da servizi segreti un giornaletto tipo Blitz o Jin Fizz, tenuto nascosto sotto il giubbetto, manco fosse un'arma da fuoco.

Eravamo strani quella sera!!

In modo del tutto inconsapevole è cominciato il lungo percorso che ci porterà ad essere irreversibilmente diversi ma anche irreversibilmente memori di questi tempi, di queste esperienze, di queste serate indimenticabili messe in piedi con poco tabacco di scarsa qualità ed una bottiglia di vermouth dall'odore simile e quello del disinfettante. Perchè adesso ci rendiamo conto che liquori degni del suonatore Jones, tabacco da taverna e giornalini VM14 non bastano più. Oltre questo c'è altro. Ma cosa è questo "altro"?? Di sicuro nell'universo "altro" da esplorare ci sono "loro". Sì, loro, quelle che, per motivi non ancora razionalmente chiari, ci fanno sbavare se solo ci salutano. Loro, che l'istinto fa camminare in un modo che provocarci colpi di pressione sanguigna ed arrossimenti degni della veste di un cardinale. Loro che appaiono nei nostri sogni, facendoci svegliare nel cuore della notte sudati, in preda a furori testosteronici ed erezioni dolorose ma ipersensibili al tatto!

Non sappiamo bene perchè, ma poco conta. È cosi! Stiamo diventando altro ed in altri mondi stiamo entrando, zoppicando, balbettando, perdendo la trebisonda! Uno stato di beata ignoranza tanto pericoloso quanto stimolante, ci sembra che ogni idea, pure la più balorda, possa essere tradotta in fatti concreti. Ormoni, tabacco, liquori da battaglia e foto di donne discinte sono un detonatore che porta la fantasia al potere e la minkiata all'incarnazione!!

Eravamo strani quella sera!!

Siamo sempre seduti e ciondolanti sui gradini della bettola della zia; cominciano ad uscire i primi ubriaconi che tornano a casa, o almeno ci provano. C'è chi non riesce a salire in sella alla Vespa, chi si avvia a piedi barcollando, cantando e ruttando alla luna e chi sale sull'Ape o sulla 126 e parte a strappi e saltoni, sperando di non cozzare prima di infilare il cancello di casa.

Noi sappiamo che tra poco la zia spegne le luci, tira giù il rulò e ci ordina imperiosamente di andare a casa. Ma ci stiamo facendo domande esistenziali, pur se inconsapevoli, inconsce e sfuocate. Innanzitutto, "loro" ci attraggono in modo irresistibile, sappiamo che senza di loro non possiamo fare. Quindi occorre trovare il modo di approcciarle, ma come? Quando? Dove?

Ci rendiamo conto di essere inesperti sul tema, siamo del tutto impreparati!! Sappiamo il fatto nostro quando bisogna fumare di nascosto, spillarne di frodo una caraffa dalle botti in cantina, fumare nei cessi della stazione, diserbare i gerani della vecchiaccia, accendere la motozappa, preparare la miscela per la Vespa 50 o il trial della Fantic, metter su una videocassetta VM 18 mentre i nostri genitori dormono in fondo al corridoio. Ma nel rapportarsi con le donne che stanno sbocciando siamo proprio digiuni, ci sembra una roba del tutto fuori portata. Temiamo di poter beccare certi 2 di picche in grado di radere al suolo il nostro amor proprio!! Guai in vista!!

Però, se ci si pensa bene, non è che anche "loro", le pulzelle che popolano i nostri sogni e le nostre polluzioni notturne, siano poi esseri sovrannaturali. É vero, a noi sembrano tali se osservate da lontano, dall'esterno. Poi, però, vediamo le nostre sorelle, chiuse nelle loro stanze a pasticciare il diario oppure attaccate per intere mezz'ore al telefono, con sommo gaudio del papy che paga la bolletta. Vediamo loro e ci rendiamo conto che saremo strani noi ma pure loro, le pulzelle mica scherzano!! E come noi vediamo in loro un universo diverso, parellelo e distante, anche loro fanno parecchia fatica a capire noi. Oddio, forse facciamo più fatica noi con loro che non viceversa!! In fondo loro partono da una situazione di vantaggio ... però, forse, magari, può darsi, che anche loro, esseri umani che lievitano là davanti facendo lievitare noi là sotto, abbiano le loro difficoltà a capire noi.

Eccolo il punto!! Forse loro sono più brave di noi a bluffare, conscie del potere che sanno di avere su di noi, ma non paiono poi, a ben vedere, del tutto sicure e scafate quando si relazionano con noi. Sono anche loro come noi!!

Sì, sì ... la situazione rimane confusa, complessa, ambigua e passibile di decine di letture contrastanti tra loro.  Ma noi siamo dei post adolescenti, quindi la situazione non è troppo seria. Possiamo ancora guardarci dall'eccessivo rapporto con la serietà!

Quindi con "loro" ci possiamo relazionare anche improvvisando, suonando ad orecchio, con una certa "anima rock", perchè, in fondo, quando si suona il rock quello che conta non è la qualità degli strumenti ma l'anima di chi suona. Improvvisazione, mazzate sui tamburi, chitarre distorte.Tiriamo fuori sentimenti, desideri, fantasia, anche in modo disordinato, magmatico, random. Per l'appunto, l'anima del musicista che decide, con somma inconsapevolezza e solo d'istinto, di superare la grande muraglia dell'autocensura.

Ecco, avevamo stabilito un punto d'inizio. Nulla era dato sapere sulle evoluzioni, ma c'era qualcosa di concreto alla partenza. L'immagine era sfuocata, la cognizione poca o nulla, ma eravamo pronti per "fare ali al folle volo". Qualcuno ha infatti scritto "Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!" e anche "Forse a lungo là dentro starà e più generazioni ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza e sprezzeranno i sapienti chi non lo conosce".

La zia esce dalla bettola, abbassà il rulò e ci infila tutti a casa. Per stasera lo spettacolo è finito, ma pare che ci saranno ancora giorni per sedersi in platea a guardare, fino al momento in cui ci sentiremo pronti per salire sul palcoscenico ad andare in scena ... ovviamente recitando a braccio!!

Quella sera eravamo strani .... forse lo siamo ancora adesso .... forse lo saremo fino alla fine dei nostri giorni!!!

martedì 19 febbraio 2019

Dubino (SO). Mostra antologica dell'artista Franziska Boya


Dall'8 settembre al 2 novembre 2019 è in programma presso il Braccio della morte del carcere di massima sicurezza di Dubinatraz la mostra antologica della pittrice e scultrice anglo - spagnola Franziska Boya, dal titolo Execution Dream - From deathrow to fork. Il giorno scelto per l'inaugurazione non è casuale: infatti, l'8 settembre cade la memoria liturgica di S. Adriano di Nicomedia, santo protettore dei boia e dei carnefici.

Curatori della mostra sono:
  • il direttore di Dubinatraz Uguccione Ghigliotti Cainozzi
  • Gloria Camelia Flora Strozzi Forconi, nota al grande pubblico come "il mamba del patibolo"

Franziska Boya (nome d'arte) è nata in Inghilterra il 17 novembre del 1990 a Gallowstown, nella Contea dello Skwartshire, da madre inglese (Proserpina Undertaking) e padre spagnolo (Juan Pedro Alejandro Strangullones de Garrotas y Manarra).  Juan Pedro Alejandro Strangullones de Garrotas y Manarra svolge da sempre la professione di boia itinerante, coadiuvato dalla moglie.

La piccola Franziska è quindi nata e cresciuta in un ambiente stimolante e formativo. All'età di soli 7 anni ha iniziato a manifestare evidenti segni di un inequivocabile talento artistico, dipingendo il celeberrimo Capital Triptych, un trittico che ritrae tre esecuzioni svolte dai genitori in un mercato rionale, sotto una pioggia di ranuncoli dal colore sgargiante. L'anno successivo ha realizzato un bassorilievo in bronzo dal titolo Endless Execution, che immortala l'impiccagione contemporanea di 36 persone su un patibolo lungo oltre 50 metri. Le due opere sono ora conservate presso la Izvršenje kapitala galerija di Zagabria.

Oggi, a quasi trent'anni, Franziska Boya è ormai un'artista di fama mondiale, capofila di una corrente artistica denominata "lirismo patibolare", che vuole valorizzare i valori morali e lo spirito poetico che sono intimamente connessi all'istituto della pena capitale, caposaldo etico e giuridico che sta a presidio del corretto svolgersi della vita sociale. Non solo, tenendo conto dello stigma sociale che spesso, in modo del tutto ingiusto, marchia il lavoro del boia e le esecuzioni capitali in genere, il lirismo patibolare si pone quale contraltare concettuale al "pendaglio da forca", su cui l'abominio non sarà mai sufficiente.

Franziska Boya ha già esposto in alcune delle più prestigiose location di fama mondiale:
  • la Conciergerie di Parigi
  • la Lubjanka di Mosca
  • la Rupe Tarpea di Roma

E' stata inoltre insignita di alcune prestigiose onorificienze:
  • la Médaille d'or "Charles-Henri Sanson” della “Académie Française de la tête tranchée”
  • il Premio "Maljuta Skuratov" della Fondazione "Ivan Groznyj" di Mosca
  • la Mannaia d'oro "Mastro Titta" della "Società de li squartaroli" di Roma

Pasquino Pinzocheri Press Agency ha avuto modo di visionare in anteprima le bozze del catalogo della mostra. Si reputano degne di menzione le seguenti opere:
  • Country quartering,  esecuzione "hanging, drawing and quartering" con forca rivestita di edera rampicante e paesaggio della campagna inglese sullo sfondo (stampa a china su pergamena)
  • Afternoon breaking wheel, esecuzione con la ruota (bassorilievo in marmo bianco di Carrara)
  • Night burning at the stake, rogo notturno (olio su tela)
  • Hanging in market square, impiccagione collettiva su una piazza ricolma di bancarelle (olio su tela)
  • Carpatian Impalement, impalamento in un villaggio dei Carpazi (bassorilievo fuso in bronzo)
  • Last decapitation in Paris, esecuzione con ghigliottina (incisione su lastra di rame)
  • Garrota's last turn (acquerello su carta)
  • The crazy manarra, decapitazione con ascia (stampa su papiro)
  • Stones' justice, lapidazione (olio su tela)

"Per noi a Dubinatraz, ospitare un simile evento artistico, di portata mondiale, è importantissimo. Da un lato è un grande onore essere stati presi in considerazione dall'artista e dal suo entourage. Ditemi voi quali sono i centri di esecuzione capitale che possono vantarsi di aver esposto opere di Franziska Boya, la poetessa del patibolo! D'altro canto, ci leggiamo anche un riconoscimento, a livello di intero globo terracqueo, della nostra autorevolezza e della validità delle scelte che abbiamo compiuto a suo tempo. Quando abbiamo aperto, circa 5 anni fa, avevamo chiaro in testa di voler diventare al contempo l'Università ed il Tempio della Forca. Ebbene, senza falsa modestia, posso dire che abbiamo centrato l'obiettivo. Oggi come oggi, facciamo da contoterzisti dell'esecuzione capitale per i governi di 46 paesi, sparsi nei cinque continenti (ogni anno facciamo spegnere il sole davanti agli occhi di oltre 500 pendagli da forca). Al nostro interno abbiamo una scuola per boia, che ospita studenti provenienti da 38 paesi. Questo è possibile grazie al fatto che siamo attrezzati per qualsiasi forma di esecuzione, con la sola esclusione dell'iniezione letale, che ci rifiutiamo di praticare per motivi etici, in quanto ritenuta non rispettosa della dignità e della professionalità di un boia. Io mi compiaccio di Dubinatraz come altri si compiacciono di un figlio. Ed ora arriva questa mostra, che ci darà fama imperitura e fulgore infinito", dichiara Uguccione Ghigliotti Cainozzi.

"Anch'io ho fortemente voluto la mostra di Franziska Boya. A differenza di Uguccione Ghigliotti Cainozzi, che ritengo comunque il più grande tecnologo ed industriale dell'esecuzione capitale, io mi sento più un'artista, una poetessa della forca. Io guardo all'unicità ed all'estetisca dell'esecuzione più che ai numeri ed ai volumi. Sì, io sono un'artista del patibolo e ne colgo gli aspetti lirici e poetici, al pari di Franziska Boya. Lei è artista nella raffigurazione dell'esecuzione, io sono artista nell'esecuzione tout court. Aggiungo anche che condivido con Franziska il tipico gusto on the road; i suoi genitori, al pari di me, sono specialisti dell'esecuzione itinerante, in luogho pubblici, all'aperto. I coniugi Strangullones de Garrotas y Manarra sono, al pari di me, artisti girovaghi, artisti non del pennello ma della mannaia, ma comunque artisti. Intendo proporre a Franziska di collaborare in un progetto di alto valore artistico e formativo: la realizzazione di un road movie, da girare nelle strade e nelle piazze dove io innalzo la mia forca. Per farla breve: io squarto, lei filma, disegna e scolpisce. Non possono sfuggire il valore artistico ed il significato pedagocico di siffatta opera", aggiunge Gloria Camelia Flora Strozzi Forconi.

Il leone asmatico (parte II, lato B)


Il leone asmatico alla guida dell'arengo
Entra posteriore e grida "adesso vengo"
Adora femmina e maschio tutto assieme
Due in uno per dare e prender seme
Un poco toro ma pure un po' giumenta
Dà e prende ma sempre s'accontenta
E' eminente copulatore universale
Crolla il confine tra uomo e maiale
Adora il masculo retro ben capiente
In grado d'essere femmina spingente
Vuole il toro e non il bue castrato
Prima infilza per poi esser infilzato
Ben ricolmo è del virile ormone
Dona e poi riprende gran bastone
Mentre trivella urla come un animale
Emettendo versi lascivi da cinghiale
Va in brodo se è in fase ricettiva
Spalancando la valle non soliva
La salsiccia scivolosa va e poi viene
La carne cruda la prende tanto bene
E' aperto ad ogni forma d'insaccato
Dona volentieri il palo arroventato
Il leone asmatico talvolta ruggisce
In vista del maranello che piatisce
Si sente padrone dell'intero universo
Quanto esercita l'amore più diverso
Innamorato della carne e del potere
Adora dare e poi prender nel sedere
Possiede poi ricerca tarello equino
Ben esperto del manganello asinino
Progetto una bidirezionale ripassata
Carne rovente, cruda ed insaccata
Verifica bene diametro e lunghezza
Prende la mira e infila con destrezza
Controlla la lunghezza ed il diametro
E' capiente fin quasi ad un decametro
Si vanta del proprio turgido alesaggio
Ma è pronto a prenderne un assaggio
Ma chi se ne frega del natio borgo
Di tanti piselli è meglio far ingorgo
Ma che si bruci la cittadina ridente
Meglio dedicarsi a carne più rovente
Ma che importa del futuro del paese
Quando il salame soddisfa le pretese
Ma che crolli ogni mattone della città
Tanto ti sfoghi bene in carnale voluttà

Ode al 71


Ecco l'uomo 71
Merdaccia che è nessuno 
Nella superbia lui abbonda 
Intento a trapanar la bionda 
71 è un uomo di letame
Il più fetente del reame 
71 è un uomo di concime 
La puzza arriva su alle cime 
71 è di ignoranza crassa 
Abita la zocca della grassa 
71 è davvero uomo di sterco
Mi dà vomito e non lo cerco 
71 si crede essere perfetto 
Che affoghi nel gabinetto 
71 si sente un professorone 
Sparisce tirando lo sciacquone 
71 tromba la bionda bella 
Svanisce tirando catenella 
71 più antipatico del lunedì 
Il più adatto a viver nel WC 
71 è il nano sempre mobile 
Si vanta di essere un ignobile 
71 guadagna con l'assenza 
Manca della minima decenza 
71 stronca tutti i tossiconi 
Ci ha presto rotto li cojoni 
71 ci ricorda i funerali 
E' lui il peggio dei mali

Ode ar capo de gabbinetto

Sto da 'na vita ar gabbinetto
Aho, so er capo de latrinetto
30 anni incollato sopra a' tazza
Er lavoro mio è fa' 'na mazza
Me piace stà 'ncollato ar cesso
Sta a sentì che te mollo adesso
Sotto le mì chiappe c'ho a' colla
Er culo dda a tazza nun se smolla
Me ppaga er ministero de l'interiora
La mì vita de marone sse colora
Io so er meijo capo da a' latrina
Scarico de bbestia da sera a matina
Sopra er water ce sigillo 'l deretano
Aho, d'a' catenella so er decano
Mai ar gabbinetto manca a carta
Ner caso che 'na scarica me parta
Mai ar gabbinetto manca er fetore
C'ho sempre er budello scaricatore
So sempre stracolmo de letame
So er mejo cagone der reame
Mme piace de stà a 'nquinà l'aria
Per me a loffa è sempre necessaria
La mì supplente è a rana gracidante
Pure lei c'ha er budello sì tonante
Stamo 'nsieme a puzzà tutto er giorno
Fin che lo scarico ce soffoca dde ritorno

Ode alla rana


Eccoci la rana sempre gracidante
Sta in divisa ma è sì ignorante
Sguazza ben in acqua al gabinetto
E si occupa di chiudere il cassetto
Ha ereditato sul WC il posto fisso
E' erede di benemerito gran fesso
Tronfia fa concerto di sciaquone
Orgoglio venir dopo un coglione
Esaltata alla guida del gran cesso
La vedi scorreggi proprio adesso
La rana gode tanto a far grà grà
L'idiota tira la catenella qua e là
La rana rifornisce carta igienica
Scagazza da lunedì a domenica
La rana di gallina ha il cervello
Ti dà voglia di scaricar budello
La rana gode a fare il capoccia
Da spatasciar contro una roccia
La rana è divenuta dirigente
Fa rider da levante a ponente
Nei piani alti sta col settantuno
Si crede tutto ma è nessuno
Ha ereditato la grande latrina
E noi petiamo da sera a mattina
Essere gracidante assai fastidioso
Essere infimo dall'animo merdoso
La rana davvero tanto ci fa schifo
Per i tiraletame noi facciam il tifo

mercoledì 5 dicembre 2018

Sernio (SO). Emanazione dell'Atto di Supremazia e scisma religioso

Pasquino Pinzocheri Press Agency ha il dovere di segnalare quanto segue: il Supremo Consiglio dei Pomatori di Sernio (SCPS) ha approvato un provvedimento denominato Atto di Supremazia, in forza del quale la chiesa di Sernio è scissa dalla comunione con la Sede Apostolica romana e resa indipendente ed autocefala.

Per coloro che non fossero addentro alle questioni istituzionali di Sernio, si ricorda che l'SCPS è l'organo collegiale investito del governo dell'umbratile ed antartico paesello orobico, in forza della bolla Supremo Pomelli Imperius del 1834. Tale organismo è composto da tutte le persone residenti a Sernio che risultano nei pubblici registri come proprietarie di almeno 800 piante di melo oppure che producono almeno 500 quintali/anno di mele (controlli periodici vengono svolti per verificare il mantenimento dei requisiti di appartenenza dei membri e la maturazione dei medesimi per l'ammissione ex novo). L'SCPS è presieduto dal Doge della Poma, che rimane in carica a vita, salvo decadenza per il venir meno dei requisiti di cui sopra. L'attuale Doge della Poma è Piermatteo Succhioncino di Valchiosa (XIII Duca di Biolo).

L'Atto di Supremazia dichiara e sancisce che:
  • il Doge della Poma è l'unico capo supremo sulla terra della Chiesa Nazionale Serenasca 
  • il Doge della Poma gode di tutti gli onori, le dignità, le superiorità, le giurisdizioni, i privilegi, le autorità, le immunità, i profitti ed i beni derivanti dalla suddetta dignità 
  • dal punto di vista canonico, dottrinale e liturgico, la Chiesa Nazionale Serenasca è guidata dal Patriarca Ecumenico di Valchiosa dei Meleti, coadiuvato dal Santo Sinodo, presieduto in diarchia col Doge della Poma 
  • il Patriarca è scelto dal SCPS tra i membri del Santo Sinodo. L'attuale Patriarca è Sua Beatitudine Innocenzo XXIV (al secolo PierUgo Coccinigli dei Marchesi del RuboAcaro) 
  • la chiesa dei S.S. Cosma e Damiano è denominata Arcibasilica Patriarcale della Divina Sapienza Frutticola e dei Santi Pomello e Melina in città vecchia di Sernio

Le ragioni che hanno portato all'emanazione dell'Atto di Supremazia sono varie, in primis la necessità, per motivazioni di carattere identitario e culturale, di poter continuare a celebrare la messa con il Rito Serenasco, definito ed approvato in occasione del IV Concilio orobico di Marendolo, tenutosi nel 1897 e non accettato dalla Santa Sede (al punto da minacciare di lanciare su Sernio l'interdetto, la scomunica latae sententiae e pure il defogliante sui frutteti). Il rito è basato sulla consacrazione, in ogni celebrazione liturgica, di un palox di fette di mela essiccate e di due fustini di succo di mela non filtrato. Alla consacrazione segue poi la distribuzione della comunione in entrambe le specie, passando con un trattore equipaggiato di muletto nella navata della Chiesa (in passato si utilizzava un mulo caricato a basto).

L'utilizzo del Rito Serenasco non è una banale questione liturgica, è molto, ma molto di più, è una forma di tutela ed affermazione della tradizione frutticola di Sernio, ritenuta dalla popolazione locale ben più di un'attività produttiva. Per quel popolo si tratta di una vera e propria forma di identità profonda, al punto che eminenti antropologi e studiosi di psicologia dell'età involutiva hanno definito il cristianesimo praticato a Sernio come un sincretismo tra il messaggio evangelico ed un precedente substrato panteistico e pagano, parlando addirittura di religione pomacea e/o di culti frutticoli. A supporto di ciò, è opportuno citare che a Sernio:
  • ogni frutteto di nuovo impianto viene consacrato, al pari di un luogo di culto 
  • in caso di diffusione di infestazioni da ticchiolatura, cocciniglia, scopazzo, ragno rosso o pidocchi vengono organizzate delle processioni a fini esorcistici dove tutti i coltivatori di mele si fustigano con catene da motosega e si applicano un cilicio di filo spinato attorno allo scroto 
  • ogni anno, tutti i venerdì tra giugno e settembre, al tramonto, per scongiurare la grandine e la distruzione dei raccolti, vengono offerti al cielo dei sacrifici umani, schiacciando sotto le ruote di un trattore un uomo adulto, appositamente catturato a Cologna ed ingrassato con avena, ghiande e carrube 
  • terminato il raccolto delle mele, tutto il popolo passa un'intera settimana a pregare, masticando succhioni, prostrato nei frutteti con gli occhi al cielo

E' intenzione della Chiesa Nazionale Serenasca espandersi aprendo delle sedi suburbicarie, in piena comunione con la Sede Patriarcale, all'insegna del motto Ubi pomellam ibi ecclesia pomaria. Di conseguenza, sotto la supervisione del Doge della Poma e del Patriarca saranno istituite le seguenti sedi:
  • Eparchia di Ponte dei Serenaschi (giurisdizione su Chiuro, Ponte, Piateda e Tresivio) 
  • Abbazia territoriale di Villa dei Serenaschi (giurisdizione su Villa, Bianzone, Boalzo e Tresenda) 
  • Prelatura territoriale di Tirano dei Serenaschi (giurisdizione su Cologna e Tirano, fatta eccezione per la frazione di Madonna, onde evitare la sacrosanta e veterotestamentaria ira funesta della Celeste Patrona della Valtellina) 
  • Missione Patriarcale di Vervio dei Serenaschi (giurisdizione su Vervio, Tovo e Lovero)

L'Atto di Supremazia istituisce altresì il Giuramento di Supremazia, con il quale si richiede a chiunque occupi posizioni negli uffici pubblici o nella Chiesa di giurare lealtà al Doge della Poma quale capo della Chiesa e dello Stato. Ove qualcuno rifiutasse di prestare giuramento, lo stesso sarebbe accusato di tradimento e quindi punito con l'esilio da Sernio, la damnatio memoriae, l'impressione a fuoco di un marchio d'infamia sulla fronte e la confisca dei frutteti di proprietà.