lunedì 6 giugno 2016

Roncaglia di sotto (SO). Paese assediato da uno stormo di pterosauri

Da circa una settimana la vita quotidiana di Roncaglia di sotto è funestata da uno stormo di pterosauri, che solca minaccioso i cieli della megalopoli, attaccando con ferocia gli inermi cittadini. La situazione sta andando fuori controllo e l'opinione pubblica roncagliotta esige con sempre più insistenza delle spiegazioni dalle istituzioni preposte.
Un solo aspetto è chiaro: come e perchè gli pterosauri si sono stanziati a Roncaglia di sotto. Nel 2012, durante gli scavi per il restauro del tempio di Bacco Feccioso (divinità rurale e vinicola venerata in tutta la landa della costa dei Cech, tristemente nota per le ferali produzioni enologiche) sono stati ritrovati i resti fossilizzati di un rettile volante del periodo giurassico, cui è stata attribuita la denominazione tassonomica di pterosaurus fiascumtollens cechensis, popolarmente tradotta come uscelasc del fiask o pterosauro beone. Dopo il sensazionale ritrovamento, la Dieta tribale di Roncaglia di sotto ha deliberato la costruzione in piazza dell'Enotria vecchia di un mausoleo atto ad ospitare degnamente i fossili. Quindi, da circa 2 anni, lo pterosauro beone è oggetto di enorme venerazione popolare, con sterminate moltitudini di pellegrini che arrivano da ogni angolo della costa dei Cech per rendergli culto, bevendo intere damigiane dello scorticante vino locale e recitando a mo' di mantra hic ossa, hic religio, ubicumque ebrietas (ovvero: qui le ossa, qui il culto, dovunque l'ubriachezza).
A fianco delle ossa fossilizzate, sono state trovate anche una ventina di uova dell'ineffabile rettilaccio alato, che sono state prelevate e portate presso il dipartimento di Paleogenetica del Politecnico di Cadelpicco per essere studiate. Dopo una serie di sezionamenti ed analisi, il direttore del Dipartimento prof. Pier Eustorgio Fiasconari Pollazzi è giunto alla conclusione che, tramite l'applicazione di un particolare protocollo, le uova potessero essere ricostituite nella loro vitalità e portate poi fino alla schiusa tramite incubazione. In preda al furore scientifico, alla sete di scoperta e di conoscenza ed alla voglia di assurgere a fama interplanetaria, il Fiasconari Pollazzi ha speso due anni di indefesso lavoro per tentare di ridare vita ad una specie vivente estintasi circa 65 milioni di anni fa, durante il periodo Cretaceo. Riassumendo per sommi capi, questa è la sequenza di azioni intraprese:
  • macerazione per 6 mesi delle uova in una speciale poltiglia composta di fecce vinarie locali, reflui zootecnici, sperma di cammello, vomito di scrofa e rape lesse
  • esposizione per 10 giorni delle uova ai raggi gamma
  • covata rettale - ogni uovo è stato inserito nel retto di un volontario, che si è impegnato a non compiere le proprie funzioni corporali per 20 giorni (per sicurezza è stato applicato allo sfintere degli interessati un tappo in sughero da damigiana)
  • rimozione dei tappi rettali e deposizione delle uova da parte dei volontari
  • stoccaggio delle uova in fosse con sensori in grado di segnalare l'inizio della schiusa
  • estrazione delle uova al momento della schiusa

Delle 15 uova trattate, ben 13 si sono schiuse. Appena fuori dal guscio, i pulcini di pterosauro beone hanno dato prova di vivacità e perfetta salute, assecondando subito il loro innato istinto di dirigersi verso le cantine della zona, al fine di stracannare più brente possibili del causticante vino locale. Per ben 4 mesi i pulcini hanno razzolato per le strade di Roncaglia di sotto, razziando botti, barili e tini, trangugiando centinaia di metri cubi di brodaglie rossastre, convenzionalmente definite "vino" da quelle parti. Terminata questa fase di svezzamento, i 13 pterosauri hanno raggiunto la maturità psicofisica ed hanno iniziato a volare, formando uno stormo.
E' inutile sottolineare che la perfetta riuscita dell'esperimento di riesumazione delle specie estinta da milioni di anni ha scatenato un'irrefrenabile gioia nel prof. Fiasconari Pollazzi, ora impegnato in una tourneè convegnistica mondiale (secondo fonti confidenziali, ha anche avviato una relazione sentimentale clandestina con la giovane donna che gli fa da interprete traducendo dall'italiano al roncagliasco le domande che gli vengono formulate, e viceversa).
Se la nascita dei 13 pterosauri è stata un trionfo per l'ineffabile prof. Fiasconari Pollazzi, per gli abitanti di Roncaglia di sotto il prodigio scientifico si è tradotto pressochè subito in un vero e proprio incubo. Si riportano di seguito diversi incidenti causati e problemi ascrivibili alla presenza degli esecrabili rettilacci alati.

Bombardamenti diarroici
Gli pterosauri beoni razziano quotidianamente orti ed alberi da frutto, consumando quantità pantagrueliche di prugne, fagioli crudi, verze e cipolle, accompagnando tali fieri pasti con oceaniche bevute della locale brodaglia enologica. Tale sregolato regime alimentare causa ai rettilacci uno stato di permanente dissenteria. L'allarme sociale deriva dal fatto che essi stessi medesimi sono soliti liberarsi le viscere in volo, emettendo scariche da 3 o 4 galloni di diarrea per volta. Tenuto conto che si muovono in stormo, nessuno si stupirà nell'apprendere che, dopo aver sfondato il tetto, hanno riempito completamente la piscina comunale, gremita per una gara di nuoto. 
Non solo: all'uscita della chiesa dopo la cerimonia nuziale, una coppia di giovani sposi è stata accolta non dal lancio del riso ma da un vero e proprio nubifragio di diarrea, stimato in circa 10 metri cubi di sciolta.

Approcci sessuali 
I maschi di pterosauro beone hanno un pronunciato istinto all'accoppiamento, originato dagli alti livelli ematici dell'ormone pterocopulina stanghella hexaidrato, prodotto da una ghiandola presente nella loro pappagorgia. Il problema è che nello stormo dei 13 volatili ci sono 12 maschi ed una sola femmina, la quale, dopo alcuni mesi di sacrificio per l'iniziazione sessuale dei suoi compagni di avventura, ha deciso di darsi alla castità in quanto totalmente sfibrata (psicologicamente e fisicamente) dai ritmi copulatori necessari per far fronte agli appetiti erotici dei 12 allupati. Occorre infatti sottolineare come il maschio di pterosauro beone possieda un membro virile di circa 60 centimetri di lunghezza e col diametro di un tubo da stufa, rivestito di squame e di rostri d'osso affilati, necessari per evitare lo sganciamento dalla femmina durante gli amplessi in volo. 
Messi di fronte alla ferale prospettiva di rimanere in stato di castità forzata sino alla loro estinzione, i rettilacci hanno iniziato a planare sugli innocenti, e sventurati, cittadini sotto-Roncaglini che avessero la ventura di trovarsi all'aperto. Va da se che lo pterosauro beone non sa distinguere l'uomo dalla donna, quindi colpisce senza distinzione, secondo l'istintivo meccanismo tale per cui ogni buco è trincea.
Già 36 maschi hanno dovuto essere ricoverati d'urgenza presso l'Ospedale Sfinterologico di Serone, per cercare di porre rimedio ai danni da spanatura loro procurati dagli ingrifati rettili aerei. Gran parte dei ricoverati ha dovuto essere sottoposta ad interventi di chirurgia plastica per ricostruzione e riduzione del diametro rettale. Superata la fase critica, dovranno poi sostenere diverse sessioni di psicoterapia delle parti basse posteriori, al fine di prevenire l'insorgenza della sindrome da defecatio isterica.

Diffusione della zoofilia
Il sacrosanto dovere di render servizio alla verità impone a Pasquino Pinzocheri Press Agency di dare conto ai propri affezionati lettori di una verità scomoda, allarmante, scabrosa: i sempre più frequenti episodi di zoofilia che si stanno verificando a Roncaglia di sotto. Diverse persone - sia maschi che femmine - dopo aver assistito alle ruspanti scene copulatorie allestite dagli pterosauri, hanno ritenuto opportuno rivolgersi agli stessi per ottenere soddisfazione ai propri appetiti erotici, in considerazione delle strabordanti misure delle loro attrezzature di piacere. 
Da alcuni giorni, girando le strade e le piazze di Roncaglia di sotto, non è difficile avvistare drappelli di persone che offrono le terga agli pterosauri che planano, con l'ardente speranza di essere prescelti, penetrati e sollevati in volo. Le forze dell'ordine riferiscono anche di casi di furibonde liti tra compaesani per accaparrarsi le grazie carnali delle bestiacce in questione, con spintoni e strepiti, del tipo "quello è mio", "no, mi ero messo io per primo a pecorina", "ma fammi il piacere, e poi tu sei ancora verginello, rischi di farti sventrare" ed altre bestiali amenità. 

venerdì 15 aprile 2016

Le (retro)passioni del Leone asmatico

Mai ha avuto spirito combattivo ribelle
Salvo bramar leggiadre e giovani pulzelle
Pigro è assai il nostro leone asmatico
Ma dell'ingresso di servizio è ben pratico
Nel letto è assai nerboruto il leone
Infila la porticina, snobbando il portone
Sul materasso ruggisce più che perfetto
Tralascia il largo e transita dallo stretto
Farebbe strisciando un intero kilometro
Pur di passar dove stava il termometro
Starebbe mesi senza mangiare e bere
Per trasformarsi in cannuccia da clistere
Inadatto a girare attorno ad un sofisma
Si reincarna in un tubo da enteroclisma
Il suo pensiero ha un'atavica zavorra
Risiede nella città a fianco di Gomorra
A modo suo ha tanta creatività carnale
Rifugge ciò che è canonico e naturale
Infrattato in prati, portici e narteci
Tanto pratico del tunnel delle feci
Pronto a sgranchir la carnosa trivella
Fulmineo imbocca la fetida burella
Pronto ad ogni feroce scontro ed alterco
Pur di passare dalla porta dello sterco
Introduce il biglietto per la obliterazione
Brama una stretta e grinzosa tentazione
Non un fulmine come di potere gestore
Preferisce studiare l'ingresso posteriore
Non lascerà traccia come maggiorente
Nel foro nascosto è però concupiscente
Appare elegante, tutto men che tetro
Il leone ruggisce forte, ma dal dietro
Prescindibile quando deve comandare
Sempre cerca il forellino da spanare
Non diresti a vederlo su pubblica via
Non medico, ma effettua rettoscopia
La sera non vuol mai vedere il tiggì
Predilige infrattarsi in quel buchino lì
Non sa cosa farsene del telegiornale
Si esalta solo per il secondo canale
Si sente di certo un toro e non un bue
Si sintonizza preciso sempre su Rai2
A fine canalaccio si trova il nascondiglio
Per accoglier glande turgido e vermiglio
Espertissimo tecnico, ispettor di terga
Inizia col dito e finisce colla verga
Vive di costante e lucida fissazione:
Calda, umida e fetente ispezione

venerdì 8 aprile 2016

Innatural love (Rudy & the Mamba)

Inutile nasconderlo o raccontarsi storie! La situazione è complessa, ingarbugliata, sta venendo fuori spessa! Non è il caso di girarci intorno: Rudy si è follemente innamorato del Boia, Rudy è in pieno trip da fantasie erotiche per il Mamba del patibolo, una donna che rifiuta categoricamente qualsiasi classificazione, proprio perchè di mestiere fa il boia, un esemplare unico. 
Rudy è uscito fuori di cervello, è completamente posseduto dal desiderio di conoscere carnalmente il Mamba. Rudy sta scherzando col fuoco!
Rudy è in preda ad una terrificante tempesta ormonale, un'iperatttività endocrina che significa solo una cosa: fiumi di testosterone e ferrea, eterna erezione. Rudy è la reincarnazione di Priapo e si produce continuamente in pubbliche esibizioni della propria strabordante virilità. 
Rudy è arrapato come una bestia. Così arrapato da considerare ogni buco una trincea per battaglie amorose che tutto sono meno che platoniche. E' pronto a copularsi qualunque roba che si presti anche solo minimamente alla porca bisogna: buchi di serrature, colli di bottiglia, padelle per caldarroste, cestelli di lavatrici, confezioni per sigari cubani. Ieri ha persino tentato di congiungersi carnalmente con alcuni rigatoni al sugo, intenzionato com'era a farli ripieni. Per non parlare di quanto successo una decina di giorni fa: passando davanti ad un giardino ha tentato l'approccio more ferarum con una statuetta di Biancaneve che se ne stava tranquilla all'ombra di una betulla in compagnia dei canonici sette nanetti. 
Rudy è totalmente sderenato da furori tutt'altro che astratti ed ha in testa un chiodo fisso, più grosso della sua stessa attrezzatura di piacere: consumare carnalmente con il Mamba!
Non che il Mamba sia contrario per principio, sia detto per inciso! Il Mamba non conosce preclusioni ideologiche in merito! Il Mamba è pronto a fare un sol boccone, anche carnalmente, di qualunque essere vivente che gli possa dare piacere. No problem!
In questo caso però il problema è un altro: il Mamba non ama la carne troppo giovane. Il Mamba ama spolpare, stritolare, prosciugare e talvolta fustigare i suoi amanti. Li vuol sempre ridurre come pelli di fico, li rende implumi e prosciugati di qualsiasi umore. Insomma: una passata del Mamba richiede poi almeno una settimana di convalescenza, con un regime alimentare a base di uova ed altre proteine nobili per recuperare le forze. 
Un pischello come Rudy, va da se, non è assolutamente in grado di reggere un simile tour de force, poichè rischia concretamente di lasciarci le penne. Basti pensare che l'ultimo amante del Mamba è stato soccorso dalla Forestale una mattina, mentre giaceva privo di sensi a bordo strada sulla tangenziale di Sondrio. Ricoverato in ospedale, è rimasto in coma farmacologico per cinque giorni e, sottoposto a visita andro/urologica, gli sono stati diagnosticati:
  • disfunzione erettile da iperattività (60 giorni di prognosi)
  • aspermia da rinsecchimento testicolare
  • totale prosciugamento delle ghiandole del liquido prostatico (con impossibilità di eiaculazione per almento 40 giorni)

Il Mamba è ben conscio di come può ridurre i suoi amanti, tenuto pure conto che la sua alcova è attrezzata con catene, paranchi, funi, verricelli, fruste, catene di motosega e persino una mezzaluna per tritare il prezzemolo. Di conseguenza, per evitare spiacevoli contenziosi ed esose richieste di risarcimento danni post amplesso, fa firmare agli allupati che aspirano alle sue grazie una speciale lettera di manleva. Ad abundantiam, adotta inoltre i seguenti criteri nella scelta dei partner:
  • età compresa tra i 25 ed i 50 anni
  • lunghezza nerchiale di almeno 25 centimetri (mediamente cala a 10 centimetri dopo la ripassata)
  • diametro nerchiale di almeno 8 centimetri (dopo la ripassata diventa circa 4 centimetri)
  • volume scrotale di almeno 250 centimetri cubici (dopo la passata il volume è paragonabile a quello di un'oliva taggiasca)

Come detto prima, Rudy sta giocando col fuoco. Si continua ad avvicinare al Mamba, dando spettacolo con la sua virilità incontenibile, gli ormoni lo rendono alterato nella percezione, si sente convinto di essere all'altezza della situazione, ovvero pronto a rispondere alle esigenze carnali del Mamba. 
Rudy ha già ricevuto dal Mamba innumerevoli 2 di picche, tutti per il suo bene, ma il delirio ormonale non gli consente di comprenderlo, così che continua a perseverare nel suo farneticante progetto: consumare più e più e più volte col Mamba sino alla consunzione, ignaro del fatto che tale consunzione sarebbe tutt'altro che metaforica.

* * *

Rudy sente che il Mamba rincasa e si sente il testosterone montare. In un baleno Rudy è in preda ad un'erezione tra il saluto romano ed il presentat-arm. Rudy prende una decisione: si parerà davanti al Mamba facendo sfoggio delle proprie pudenda, sicuro che il Mamba non potrà resistere alla vista di tanta floridezza carnale.
Il Mamba inizia a salire le scale, Rudy è nell'angolo del pianerottolo e si sente sudare, col cuore che gli batte a mille, mentre un tremendo dolore da priapismo lo strazia. Rudy si gioca il tutto per tutto e si presenta fulmineamente davanti al Mamba, orgoglioso come non mai. Poi si avvinghia attorno alle gambe del Mamba e vi struscia la rigogliosa, rovente, palpitante verga.
Due secondi di silenzio assordante, che sembrano durare in eterno, poi il Mamba si gira, sorride in modo impercettibile e con un filo di voce dice all'ingrifato: "Adesso smettila, pisquano. Lo vuoi capire che per me tu sei drammaticamente sotto misura. E poi, quanto volte ti ho detto di non usare lo zerbino per affilare gli artigli. Questa sera niente crocchette, e non permetterti di miagolare per la fame".

venerdì 25 marzo 2016

Lolita della finestra

Conturbante Lolita della finestra
alla ricerca d'un piatto di minestra
con impegno allunga triste il becco
per conquistare erba e pan secco
con dedizione nel cassonetto ravana
alla ricerca di un avanzo di banana
è finita la brillante commedia
si entra nel tempo dell'inedia
affascinante pulzella del telaio
caduta malamente in brutto guaio
avvenente, determinata, orgogliosa
è finita in una storia incresciosa
figlia dell'antica città franata
la sua sorte è di botto atterrata
ha perso colpi la cara mamma
e trovarsi sola sai che dramma
un bel buco in cassa è spuntato
non solo col Vaticano si fa concordato
farà certo un bell'esame di coscienza
anche interiore può esser l'insolvenza
niente pareva poi esser anormale
una ben celata bancarotta morale
ipercritica determinata e testarda
calice amaro, non bicchiere di bonarda
caratterino spigoloso che taglia i ponti
una padella per caldarroste i suoi conti
conti con più buchi di una schiumarola
a causa di plurima finanziaria sola
chi pensava potesse andar a finir così
ad una certa età ancora a mandar CV
riccioluta profetessa del vetro isolato
è arrivato un conto duro e salato
carismatica cantrice della maniglia
greve boccone fa la faccia vermiglia
OK, scegli il tuo pacco con attenzione
decidi tu stessa la tua esecuzione
ti attende il Mamba nero sibilante
oggi è giorno di attesa trepidante
sinuosa Salomè del serramento
roboante è l'imprevisto fallimento

mercoledì 2 marzo 2016

Sondrio (SO). Giustiziato il "fetido Lezzini"

Ad esecuzione avvenuta, la Commissione straordinaria panSondriese per la repressione di fetore, meteorismo e coprofilia (CSpS) rende noto che è stato giustiziato il fetido Lezzini. L'esecuzione risolve definitivamente il problema dell'insopportabile fetore che da tempo ammorbava Sondrio, nella zona compresa tra via XXV Aprile e corso Vittorio Veneto, un fetore tale da costringere i passanti a darsela a gambe ed i residenti a tapparsi in casa, sprangando porte e finestre. Per diversi anni, il centro di Sondrio è stato infatti devastato da un mefitico e ricorrente cataclisma, fonte di enorme allarme sociale, che si abbatteva all'improvviso, saturando l'aria di un odore simile a quello generato da un milione di polli con la dissenteria o al peto di un brontosauro.
Il responsabile dei ferali accaduti era tale GianGioele PierAndrea Lezzini, detto "el statalasso provincial", di professione impiegato pubblico nullafacente a spese delle pubbliche casse, un vero e proprio mangiatore a "ufa". Il Lezzini era un autentico affannato mentale, dallo sguaiato accento romanesco, dalla personalità disturbata e con pesanti tendenze alla megalomania.
Il rifiuto umano era aduso emettere fetori mortali per un quadruplice ordine di motivi:

  1. era affetto da una rara forma di cerebromarcescenza liquida, che gli causava versamenti di pus dalle narici. Giova ricordare che, quando si aggirava per la città, starnutiva in modo così violento da imbrattare di pus le vetrine dei negozi e fare la doccia ai passanti
  2. a causa del suo impiego pubblico da scaldatore di poltrone, aveva sviluppato impressionanti piaghe da decubito chiappali. Durante la deambulazione, tali fetenti bubboni, grossi come delle angurie, solevano scoppiare, liberando grandi quantità di gas putrido e pus pastoso come la polenta
  3. soleva nutrirsi di erbe spontanee raccolte sulle scarpate delle strade e di ingenti volumi di scarti di macello stagionati sottoterra, affinchè assumessero un tipico odore di carogna. Facile quindi immaginare la devastante alitosi stercogena di cui soffriva (gli bastava fiatare mentre era per strada per scatenare un allarme da guerra biologica)
  4. aveva sviluppato una rarissima forma di neoplasia gassosa intestinale. Due volte al giorno le sue viscere si riempivano di circa 2 mc di gas che il putrescente figuro doveva evacuare, per evitare rischi di esplosione delle budella e sfrangiamento dello sfintere. Si applicava perciò una cannula rettale di drenaggio aeriforme, che sfiatava fuori dalla finestra del suo  ufficio 
Le prodezze odorose del manigoldo in questione producevano conseguenze devastanti:

  • svenimenti di animali domestici, anziani e bambini
  • morte subitanea di uccelli ed insetti, che si schiantavano al suolo stecchiti
  • ingiallimento e caduta delle foglie degli alberi
  • rinsecchimento di erba e fiori
  • corrosione dell'intonaco dei fabbricati
  • crepe nell'asfalto delle strade

Pasquino Pinzocheri Press Agency ha raccolto alcune dichiarazioni del direttore della CSpS, Felice Di Edmondo Gerginelli:

  • ""per troppo tempo il fetido Lezzini ha funestato la vita civile di Sondrio, mettendo seriamente a rischio la salute della popolazione
  • trattandosi di un vero e proprio nemico del popolo, che ha commesso crimini contro il popolo lavoratore, era necessario agire senza indugio, con la massima sollecitudine e con specifici strumenti giuridici
  • era chiara la coscienza del fatto che per eliminare il problema occorreva eliminare l'uomo
  • per questo è stata implementata una speciale procedura giudiziaria in forza della quale un comitato di tre persone scelte tra i membri della CSpS hanno agito esercitando cumulativamente le funzioni di polizia giudiziaria, pubblica accusa, magistrato giudicante e boia
  • la scelta di condannare Lezzini alla pena capitale in contumacia è stata presa all'unanimità
  • abbiamo poi proceduto al suo arresto all'uscita dall'ufficio pubblico dove per lunghi anni ha mangiato a sbafo a spese dei cittadini, caricandolo su un furgone e portandolo in un luogo sconosciuto. Occorre dire che ci è sembrato abbastanza sorpreso quando gli abbiamo comunicato di doverlo giustiziare ed ha avuto persino il barbaro coraggio di sentirsi la coscienza a posto e di non comprendere quali fossero i crimini a lui imputati (quando l'indole criminale è così sviluppata, viene meno qualunque consapevolezza del proprio essere nemici del popolo e fattore di pericolosità sociale)
  • si è poi posto il problema di scegliere la modalità di esecuzione, che non poteva certo essere asettica ed indolore. Dopo lunghe riflessioni, abbiamo deciso di applicare un feroce contrappasso di tipo dantesco: colui che per troppo tempo ha ammorbato il popolo con le sue esalazioni doveva essere eliminato dalle sue stesse medesime esalazioni. Per questo abbiamo allestito una camera a tenuta stagna e vi abbiamo rinchiuso il lestofante; dopo 18 ore di esposizione alle proprie puzze il pendaglio da forca ha tirato le cuoia
  • prima di dire addio al sole ci ha però chiesto un colloquio, nel corso del quale ha fatto autocritica per il male commesso e si è detto sinceramente pentito per le sofferenze arrecate al popolo (va da se che questo non ci ha minimamente fatto tornare sulle nostre decisioni, convinti come siamo che un'autocritica è seria e credibile se e solo se chi la fa viene poi giustiziato)
  • terminate le formalità post esecuzione, le spoglie del fetido Lezzini sono scomparse nel nulla, inumate in località top secret, al fine di evitarne il culto da parte di qualche nostalgico nonchè pericolosi tentativi di emulazione
  • come mi ero ripromesso, il fetido Lezzini non è sparito solo dalla vista dei cittadini ma anche dalla loro memoria. Di lui si parla oggi al passato ma, in prospettiva, non ne deve restare nemmeno il ricordo, così che tra qualche tempo sarà difficile persino pensare che sia esistito""

martedì 1 marzo 2016

Esplode a livello mondiale l'interesse antropologico per la "Costa dei Cech"

Da almeno un paio di mesi, il lato retico della bassa Valtellina (c.d. "Costa dei Cech") è diventato oggetto di un grande interesse, a livello mondiale, per gli studiosi di antropologia. Nell'area tra Dazio e Dubino sono ad oggi presenti almeno un centinaio di luminari dell'antropologia, provenienti dalle più rinomate università dell'orbe terracqueo (si citano, in modo non esaustivo, Yale, Harvard, Princeton, Berkeley, Oxford, Cambridge, Tubinga, Heidelberg, Sorbona, Salamanca). 
Pasquino Pinzocheri Press Agency ha deciso di indagare e di vederci chiaro, affinchè il popolo venga reso edotto circa le motivazioni che hanno spinto il gotha universitario mondiale a spedire un tale numero di eminentissimi e chiarissimi cattedratici nella landa in parola. I risultati delle indagini svolte sono stupefacenti. La popolazione della Costa dei Cech ha un unico progenitore comune: l'antica tribù nomade pre-indoeuropea dei Marshunatz, originaria della penisola di Kamchatka. 
Scavi archeologici condotti negli scorsi anni a Bedoglio, Pianezzo e Cercino, hanno consentito di appurare che attorno al 1.200 a.C. un migliaio di famiglie Marshunatz, guidate dal loro condottiero Thrapanabek il rubizzo aveva raggiunto la Costa, creandovi diversi insediamenti. Non solo: dalla decifrazione dei pittogrammi scolpiti su una stele ritrovata a Pianezzo è stato possibile ricostruire le motivazione dell'arrivo dei Marshunatz. Nel 1.235 a.C. il territorio nella Kamchatka era stato colpito da una gravissima carestia viticola ed enologica che aveva sconvolto la vita della nostra balda tribù, nota tra i popoli dell'estremo nord est dell'Asia per i ciclopici consumi di vino e, soprattutto, di feccia vinaria.
Sconvolti dalla mancanza di prodotti enologici, alcuni gruppi di Marshunatz hanno iniziato a vagare senza meta per tundre, steppe e taighe. Dopo circa 22 anni di peregrinazioni, uno dei gruppi è arrivato sulla Costa e, vededondola cosparsa di vigneti, i poveri vagabondi hanno deciso di stanziarvisi, convinti di aver raggiunto la nuova terra promessa. Mal loro ne incolse! Infatti, già nel 1.198 a.C. la metà dei Marshunatz era stata decimata da devastanti malattie conseguenti al consumo smodato dei terribili, mefitici e venefici prodotti enologici della Costa dei Cech (così risulta da una stele funeraria ritrovata nella necropoli di Bedoglio). In particolare, risulta straziante la vicenda del piccolo Chockmin, bambino di 2 anni fulminato dopo aver tirato due sorsate di liquame enologico locale da un fiasco cui era stata applicata una tettarella ricavata dallo scroto di un montone.
Secondo un meccanismo tipicamente darwiniano di selezione naturale, coloro che presentavano caratteristiche fisiche e metaboliche in grado di mettere il loro organismo al riparo dalla tossicità acuta dello pseudo-vino locale,  sono sopravvissuti ed hanno trasmesso il loro patrimonio genetico ai loro discendenti. Questa seconda generazione di Marshunatz nata e cresciuta sulla Costa dei Cech è il progenitore comune di tutte le popolazioni che ancora oggi, inopinatamente, vivono e prosperano in tale terra, unanimemente ritenuta dai popoli civili "in partibus infidelium".
I Marshunatz superstiti si sono quindi sparsi su tutti i territori della Costa dei Cech, fondandovi insediamenti locali che, col passare dei secoli, sarebbero poi divenuti: Dazio, Civo, Mello, Traona, Cino, Cercino, Mantello e Dubino. La mescolanza con alcune popolazioni autoctone ha poi condotto ad una certa differenziazione degli abitanti di ciascuno dei delendi borghi rispetto alla matrice originaria, ma occorre sottolineare come tutte le popolazioni attualmente presenti tra Dubino e Dazio presentino comunque un alto tasso di comunanza genetica ed antropologica, valutato in oltre l'85%. Infatti, risultano essere tratti comuni:

  • lo smodato consumo di vino locale, di grappe autoprodotte e feccia vinaria
  • l'esecrabile passione per le automobili Alfa Romeo
  • la locuzione di lingue di chiara matrice non europea, presentanti un particolare tratto comune: utilizzano un alfabeto con sole 2 vocali e 7 consonanti (rispettivamente traslitterabile con "ou", "auu", "spt", "prt", "rng", "rsc", "rtt", "kgr" e "blk")
  • i riti propiziatori e di iniziazione sessuale svolti in stato di trance, indotta dal fumo di particolari spinelli imbottiti di foglie di cipolla, sterco di caprone essiccato, rape rosse ed olio di ricino
  • le severe restrizioni all'igiene personale per le persone che hanno superato l'età adolescenziale
  • l'abitudine, sia maschile che femminile, di corteggiarsi mediante forme plateali di masturbazione in pubblico
  • i culti politeistici pagani, con venerazione del dio Torch e della dea Alfetasha (la c.d. "empissima dualità")
  • il ricorso alla zoofilia da parte di coloro che non sono coniugati, a mo' di "remedium concupiscientiae", per evitare incesti e pederastie

Ciò posto, si è reso necessario creare ex novo una nuova categoria tassonomica: il ceppo "cechistaico", che raggruppa le seguenti etnie:

  • Dascini
  • Civuschi
  • Mellatici
  • Traonati
  • Cineschi
  • Cercinasci
  • Mantellagri
  • Dubinoschi

L'interesse da parte del gotha degli studiosi di antropologia è motivato dal fatto che le etnie presenti da oltre tre millenni nella Costa dei Cech sono un preclaro esempio di "differenziale della contemporaneità" o, per converso, di "fossile culturale". Il fatto di vivere in un habitat isolato, più culturalmente che fisicamente ad onor del vero, dal resto del mondo ha giocoforza generato dei fenomeni di differenziazione e ritardo evolutivo, pienamente osservabili. Osservando le popolazioni cechistaiche di oggi è quindi possibile, per una sorta di induzione a ritroso, avere, con buona approssimazione, un'idea di "come eravamo" tre millenni or sono.
Pasquino Pinzocheri Press Agency tiene a testimoniare il proprio massimo rispetto per tutti gli eminentissimi studiosi che stanno battendo palmo a palmo la Costa dei Cech e per le antiche istituzioni universitarie di cui fanno parte. Ciononostante, una domanda sorge spontanea: se quei popoli sono "fossili culturali", come tutti i fossili non sarebbe opportuno che fossero ricoperti da un congruo numero di metri di terra?

Va petaccio

Va, petaccio, sui verdi sbracati;
Va, e tanfa sui ladri, sul Trota,
Ove mangian luridi e laidi
Porci ingordi del suolo padan!

Del Belsito le tasche gonfiate,
Di decenza le brache abbassate...
Ohi Panzania sì lorda e corrotta!
Oh mangiata sì unta e letal!

Popol capro di grassi villani
Perché lercio dal sudicio pendi?
Il fetor ne' budelli riaccendi,
Ci ammorba l'aer d'Insubria!

O simil di sfinter ai peti
Manda un rutto di laido portento,
O t'instilli il fato un fetore
Che fa del petare virtute!