lunedì 22 febbraio 2016

Carme dei sepolcri imbiancati

Barattierum iura sancta sunto

All'ombra delle macchine contasoldi e dentro i forzieri,
confortato dal pianto degli inferiori, è forse il sonno
della morte men duro? Ove piú il soldo
per me alla tasca non fluisca,
bonifico pingue e gravoso
e lucenti di scintille innanzi 
a me non balleran marenghi,
nè della borsa sentirò più il Mibtel
e l'aurifera armonia che lo governa,
ne più in saccoccia danzerà il peculio
de gli inermi risparmiatori e dei pensionati,
unico sangue per la mia vita parassita
qual sia il furto dei giorni perduti
che distingua le mie ruberie
dalle infinite ladronerie che ammorban terra e cielo.
Vero è ben, Calvino! Anche la Rapina,
ultima dea, rifugge mio sarcofago: e obnubila
ogni cosa la dimenticanza delle mie grassazioni
e una forza soverchiante le cancella
di cassa in cassa; il banchiere e le sue saccocce
e le ultime sembianze e le refurtive
di terra e ciel cancella il tempo.
Ma perchè dopo di me gli inferiori
invidieranno mia cupidigia
pur consci di loro insipienza ad arraffare?
Non vivon forse loro di miseri emolumenti e
gli sarà sconosciuto il bottino
che li fa sbavar di forte scintillio
ne' le loro cervella. Aulentissima è questa
spoliazione con amorose blandizie,
pulcherrimo talento è nei bancatori; e spesso
con il soldo si copula come fosse consorte
e il soldo con noi si sbrana la terra
che lo generò e lo creò
ne' le sue viscere materne, primigenio forziere
che porgendo le sacre le cambiali consente
l'arraffar de' artigli.Dal profano 
risparmio del vulgo non resta un centesimo,      
e di cartamoneta odorosa resta
triste cenere alle moltitudini straziate.
Chi lascia eredità di poche sostanze
tristezza lascia nel conto e ne' rampolli 
e se mira dopo l'esequie a santa indulgenza
vagar sotto la grandine vede suo spirto,
tra lo scherno de' sportellisti incravattati
sbellicantisi vicino gli smorti rendiconti
della elemosiniera colletta, ma la sua fame
porta in un aldilà pavesato di carestia,
ove nè anima buona lo sfami
ne passator solingo allunghi monetina
che dalla morsa gastrica soccorra.
Pur nuova legge impone oggi il c/c
fuor da' intento caritatevole e il pane
all'uomini contende e senza pace giace 
il tuo cliente o bancatore, che a te donando 
suo sangue e sudore eresse per te 
temporale impero, con lunga privazione,
e ti profferiva alte lodi e retro linguate
e tu lo degnavi di sguardo ieratico,
che si pensava venisse dall'altissimo
cui era dolce il tintinnar de' marenghi
da secrete casseforti e da saccocce
di cui sempre fu nota l'inaccessibilità.
O bel bancatore dove sei? Non odo
frusciar la carta moneta, simulacro di mia potenza
fra queste ipoteche ov'io trincai allora
come fosse mio latte materno. E l'incasso
veniva e mi ammaliava allo sportello
che ora sospira in desolazione vuota
perchè non arraffa l'interesse ingordo
di cui fu un tempo famelico.
Forse tra plebei pagatori protestati
vagolo, dove dormì il divino soldo
solamente mio. A lui non mancai di fede
tra i portafogli ubertosi e lubrici,
svuotati a evirati risparmiatori, 
non moneta, non bene rimase,
forse l'ossa prive d'ogni polpa.
Con grasse mani il ladro felpato
arraffa concupiscente ed assetato.
Sento ravanar fra le carni putride
il derelitto cliente errabondo,
tra la spazzatura famelico cerca
muffita pagnotta che altro cibo non v'è,
contendendolo a' sorci e cani rabbiosi
sparsi per puteolenti sottopassi;
e l'immondo fetore della miseria
ho sparso dalla terra alle stelle,
alle obliate vite che cancellai. Invano,
su' tuoi risparmi, o pezzente, preghi
ne' la fetida bruma. Ahi, su le ruberie
sorgon fiori aulenti ed è di umana
rapina onorato il valore luccicante.
Dal dí che leggi e tribunali e casse
diedero a' bancatori d'esser famelici
di loro prossimo, tolser essi a' poveri
per dar a se stessi ed a' forzieri
il servo sudor in deposito fideistico,
con sublimi fregature e ben vaselinate.
Emblema de' fasti furon le sedi 
e tombe innominate a' poveracci,
che pianser sempre per la silurata
su la polve de' loro averi scomparsi,
borseggio che con diversi modi
nostra virtù e saggezza perpetrò
per lunga e sanguinosa teoria di anni.
Sempre i lingotti d'oro in magioni nostre
fecer pavimento, l'afrore della filigrana
si sparse intorno a noi, il volgo
a far sbavar; i borghi fur osannanti
e servili a nostro indirizzo: le madri
balzaron da noi con carnal dono
e apriron ardimentose lor gambe,
il rampollo a raccomandar onde 
ottenesse benevola assunzione
a fine di venal sistemazione vitalizia
nella cassa. Ma rotoli e mazzette
di feroci appetiti impregnate
perenne cupidigia inoculavan ne' cuori
ed infinita cupa brama, e ferrei forzieri
accoglievan tintinnanti zecchini.
Spolpavan bancatori monete al mendico
a rimpolpar il secreto deposito
perchè il grasso a loro crescesse
ne' le tasche; e l'ultimo conio
s'intascavan fulgente e caldo.
Sbranavan gli amici patrimoni a' pover uomini
ad impanzare i sotterranei depositi
perchè gli occhi del bancator cercan morendo
il lingotto; e l'ultimo sospiro
ei manda alla fuggente sostanza.
La masse versando magri capitali
patrimoni impinguavan le saccocce
a detrimento del popol bue; e chi man tendea
a pietire aiuto o a narrar sua disgrazia
ai bancatori un riso ironico ispirava,
qual sentimento di celeste superiorità.
Fremente ingordigia che fa grassi i pochi,
dai conti in terra straniera alle società
di comodo, ove li attira cupidigia
di crescenti incassi, ove capienti
si spalancaro le borse della razzia
che lucente fecer la trionfata cornucopia
del maggior furto e si scavò la fossa.
Ma ove dorme il peculio d'ignota origine,
e fa dan giudice al social consorzio
l'opulenza e la servilità e la vuota pompa
e illuminate immagini del diabolico sterco,
sorgon avelli e trombonesche auree croci.
Già il bancatore e la rifatta marmaglia
emblema e motore al nostro reo tempo
nelle ovattate sale hanno sepoltura
non più vivi e i ricordi unica piaggeria. A lor
morte apparecchi fetida stamberga
ova una volta la fortuna dissolva
e a roboanti pernacchie sian esposte
non monete e lingotti, ma fetenti peti
colgan loro a perenne retribuzione. 
A consolanti ricordi il pavido animo accendono
le urne de' bancatori, o Gano maganzino; e bella
e santa fanno sembrar al tapino la banca
che lo dissangua. Quando il sepolcro
vidi ove dorme il corpo del ladrone
che spolpando le tasche a' lavoratori
i sogni ne distrugge ed alla plebe svela
di che pezzenteria viva e di che stenti;
ed il sarcofago di colui che nuova grassazione
creò ovunque con dolore; e di chi sfilò
ai morti gli averi propri per ingoiarsi
più vite senza dar sentore alcuno 
onde il ricco più ricco fosse
ed il poveraccio più magro divenisse:
Me beato, gridai per le ovattate
casseforti pregne di pecunia e pel peculio
che da loro fluisce in gozzo mio!
Liete de' fondi altrui veston mie figlie
di oro zecchinissimo i lor colli,
le natiche a dimenar festanti, e le mani
empite di anelli e di diamanti
mille luci al ciel mandando.
E tu per prima, banca, lumavi lo scintillio
de' lingotti che sbranammo a' innocenti,
e le casse pubbliche e l'erario
razziammo a onta de' bisognosi,
che carità straziammo e soffocammo
ed obnubilammo con plumbeo velo,
stupro recando a' la dea Giustizia,
ma più satolli che mai sbranavamo
l'italici averi sudati, unici forse
in misere esistenze e striminzite
e l'onnipotenza nostra svettava su l'altrui destino,
immobili e titoli succhiavamo ovunque
e la patria spogliammo pure della memoria.    
Che ove la fame di incassi a' bancatori
venisse a mancar ed all'Italia pulita
grasso e benessere sano crescesse,
morrebbe il valor d'essa stessa banca. E i lingotti
smetteriano di esser divinità e legge.
Ignorati da patrio volgo vagheremmo muti
ove una volta eravi per noi reverenza
de' plebei desiosi; e poi nulla
vivente al nostro cospetto si prostrerebbe
le terga baciando; e avrem sul volto
la muffa del decadimento e la cianosi.
Co' questi demiurghi abitiam eterni: e 'l soldo
freme d'amor patrio. Eh sì! Da quelle
floride borse un dio a noi parla:
e si prelevava da' conti altrui
dopo che morte li rapì prima di noi,
lasciandoci man salva. Il barattier
che artiglia d'altri il sudato aver,
facendosi grasso di lussurioso prelievo
balenante di auree scintille rutilanti
balenanti ne' la notte ladra e faina,
grondante sangue e filigrana,
d'artistiche rapine ingoia il provento
cercando nascondiglio; e al furor de' furti
silenzi contrappone a celar il malfatto,
a danno de' innocenti e ingenui,
piangenti e confidenti e tumultuanti,
a commiserar li risparmi dispariti.
Felici noi che razziam il regno de' morti,
insaziabili ne' anni sia verdi che canuti.
E, se guidiamo il saccheggio impettiti
oltre 'l confine posto dalla decenza,
certo di noi si udrà per ogni angolo
dell'orbe terracqueo il sibilo strisciante
verso le più temerarie spoliazioni,
sopra l'ossa de' popoli tutti,
onusti di pecunia e di titoli siam sempre;
nè senno acuto nè protezione ferrea,
nulla varrà l'altrui patrimonio a salvar,
chè a mo' di ratti nella notte scura
le borse andiam a svuotar silenziosi.
E me che 'l furto e 'l poter
fan per diverse lande ir affamato,
me ad evocar li spietati arrubbamenti
al mortal tapino che fiducia mi diè.
Siediam custodi de' le refurtive
e, quando il sole con i suoi rai vi giunge,
vi meniam vanto silenzioso de' malfatti,
di nostri raggiri la terrà è piena
e si strazia per nostri rapaci intenti.
Ed oggi nel paese impecorinato
eterno splende al volgo straccione
nostro eterno fulgore a cui fummo sposi
in tempi immemori ed alla cassa sediamo
onde possiamo sempre prevaricar 
sul popolo a noi grato per il malfatto.
Però quando qualcun udì il scivolar
de' la ferrea ruvida silente supposta
alti strilli produsse, giunti sino a gli dei
che ci mandaron silente approvazione
pel mal commesso ieri, oggi e domani:
encomiati fummo per nostra cupidigia,
colmati di medaglie per nostra freddezza
e la morta pietà fu 'l nostro immortal trofeo
onde de' la ruberia si facesse bibbia.
Così spolpando affonda la nazione
e s'allarga l'olimpo della mangeria,
untuoso di ingegnose truffe e sofisticate
e sacro divien il diritto di spoliazione.
Ivi sgraffignò il bancator cortese
ultima possanza d'illustre rapace stirpe
esperta di ogni grassazione indomita,
resistente a qualunque forma di pietà;
ivi rapinò colui che il fato creò all'uopo,
il meglio fiore d'artigliati petali e taglienti, 
sempre aduso a rubar sorridendo ed
a sorrider rubando, e l'elegante furto
insegnava a' suoi sbavanti discepoli.
E rubava sospirando: Oh dio dei ladri
chi potrà dopo me tener alto il vessillo,
sapran sbranare con pari perizia e desiderio,
sapran spolpare con altrettanta freddezza?
Le carni della nazione sapran straziare
con altissima bancaria perizia e silente,
incontaminati da pietà e ritegno alcuno?
Veggo i numi tutelari de' sbranatori
perder vigore; chè dopo me nessun
potrà emular mie gesta ferali ed invisibili!
E voi, modesti miei eredi bancatori,
omuncoli incapaci a rubar persin
minima pensione a' vedove dolenti,
non siete a nulla buoni: e chi potrà
di voi ereditar mio talento irripetibile
affinchè la rapace stirpe si perpetui?
Mai degni sarete di agir in nome mio,
sciacalletti lattanti al di sotto del compito,
inetti come siete a concepir ogni raggiro, 
peregrinerete tra i poveri straccioni 
incapaci ad intender cosa si possa rubar loro.
Piangeranno i forzieri per vostra inettitudine,
in loro resterà vuoto spazio in perenne attesa
di bottini che mai saprete arraffar,
per le vie di novella e più fulgida Ilio
che non saprete mai e poi mai saccheggiar.
Satolli vi farete con pochi bocconi insipidi,
dissetati sarete di poche gocce di sangue,
quasi foste larvali zanzare anzichè sitibondi
vampiri come fummo noi d'altra genia,
con denti simili a sciabole infuocate,
sempre pronti a qualsiasi razzia 
pur di far grande la santa madre banca.
E tu, dio dei bancatori, solo lutti vivrai
pe' tuoi figli esenti da ogni spirto di rapina,
inetti a continuar l'edificazione di una patria
che solo su sangue e soldo si sa regger.

venerdì 15 gennaio 2016

Euskera (troppo strani per vivere, troppo rari per morire)

Euskera è la lingua basca, una lingua isolata parlata attualmente nel Paese basco (nel nord della Spagna e nell'estremo sud-ovest della Francia). I linguisti hanno provato a ricostruire una lingua proto-basca per mezzo della tecnica conosciuta come ricostruzione interna, ma non è stata ancora scoperta la sua origine e per questo viene considerata una lingua isolata, vale a dire una lingua che non è imparentata con nessun'altra lingua. Il lessico basco è costituito dalla maggior parte di parole di origine sconosciuta.
L'euskera è di fatto un "fossile linguistico" che continua a viverci accanto, a dispetto del tempo, delle repressioni e dei tentativi di genocidio linguistico e culturale, della volontà delle classi dominanti spagnole che nei secoli di tutto hanno fatto per cancellare il popolo basco e la sua lingua.
Detto in parole povere: il basco o lo sai o non capirai mai cosa  ti stanno raccontando. Visto dall'altro lato: se parli euskera in ben pochi ti sapranno capire.

Ma l'euskera non è solo un complesso argomento per studiosi di linguistica, è anche l'occasione per mettere a fuoco un valore "interiore", che impatta sulla nostra stessa essenza. Talvolta si combatte una vita intera per essere compresi ed accettati. Dopo anni di incomprensione e sordità di certe persone viene quasi da pensare "ma allora sono io che non mi faccio capire, sono io che non sono capace di spiegarmi, sono io che uso codici di comunicazione non condivisi, sono io che parlo euskera". Ed è proprio questo il punto: si arriva a pensare di essere colpevoli di non saper parlare a chi ci sta di fronte e che siano fondate le loro accuse di poca o nulla volontà di rapportarsi con loro. E allora ci si convince di essere inadeguati, non all'altezza della situazione, inadatti al mondo che ci circonda, non abbastanza pronti a capire quello che succede intorno a noi.
Ebbene, è un errore che occorre smettere di commettere! Noi non siamo incapaci di farci comprendere, non siamo incapaci di esprimerci, non siamo incapaci di comprendere quello che ci circonda. Semplicemente, noi siamo diversi, troppo diversi, troppo diversi nelle nostre sensibilità, troppo diversi nelle nostre aspirazioni, troppo diversi nei nostri desideri infiniti, troppo diversi nel nostro modo di essere e di interpretare gli stimoli, troppo diversi nel decidere quello che conta o no, troppo diversi nelle nostre passioni ... troppo diversi, insomma!!

Non parliamo euskera, siamo solamente portatori di un carico di diversità così forte da essere ritenuti allogeni rispetto alla comunità, al gruppo sociale (specie la famiglia) dove abbiamo avuto la ventura di nascere. Non capiremo mai perchè siamo "là dentro", forse è un capriccio del fato, cui è impossibile attribuire un senso, stanti le irrimediabili, irriducibili ed irredimibili diversità, diversità da definire senza paura "ontologiche", diversità di essenza. Sì, ecco, la diversità di essenza è il "logos" che genera tutte le altre diversità, che ne discendono obbligatoriamente. E' una "mutazione genetica dell'anima", che spiazza i mediocri che abbiamo di fronte, gettati nella totale incapacità di comprendere. Un'incapacità che non ammetteranno mai, nemmeno sotto tortura; quindi devono "sfangarsela" dicendoci che siamo noi gli illeggibili, gli incompatibili, gli inadatti, i borderline, i fuori dal tempo ... e magari pure gli innominabili, gli inguardabili, gli intoccabili.
Ribadiamolo, scriviamolo a lettere di fuoco: non siamo noi ad esprimerci in modo incomprensibile: sono coloro che stanno di fronte a noi a non volerci o saperci capire, in buona o malafede che sia, poco conta! Non possono, non vogliono o non sanno comprenderci per mille motivi che alla fine tendono a riassumersi in uno solo: il nostro radicale rifiuto della mediocrità, delle offerte modeste, dell'accontentarsi, del mangiar letame ed essere soddisfatti. Ebbene sì: noi rifiutiamo alla radice lo strafogarsi di quotidianità, di giorni uguali uno all'altro, rifiutiamo le piste già tracciate e le rotaie, rifiutiamo la soluzione standard, rifiutiamo di muoverci su segmenti perchè adoriamo sinusoidi, spirali e nastri di Mobius.

Siamo incomprensibili per loro perchè smascheriamo le loro vite devastate dalla schiavitù mentale e dalla banalità. Anche senza volerlo, siamo una voce sommamente sgradita delle loro cattive coscienze che, mai del tutto sopite, stanno continuamente a dire "ma sei proprio contento così?? sei sicuro che questa realtà sia esattamente quello che tu vuoi". Ad una simile domanda preferiscono non rispondere, attanagliati dal terrore di dare una risposta esatta, una risposta esatta che imporrebbe di cambiare troppe cose, di ripensare e concepire nuovamente, di radere al suolo e ricostruire. Cambiare, ripensare, ricostruire: impegni pesanti, per nulla coerenti con una pigrizia greve e multiforme, una pigrizia mentale, emotiva e cognitiva.

Ecco perchè siamo etichettati come "incomprensibili":
  • siamo abituati a farci mille domande ed a passare il nostro tempo a cercare le risposte
  • rifiutiamo la logica del lavorare come bestie solo per poter poi dire di averlo fatto
  • ce ne strafottiamo dello schema del tipo: tirare il carro da lunedì a venerdì, sabato mattina la spesa, sabato pomeriggio lavare l'auto se è bel tempo e poi tutti al cinema a vedere un film di animazione per accontentare i bimbominkia
  • ci imponiamo doveri diversi da quello coniugale
  • detestiamo gli idioti che si sentono realizzati con 70 metri quadri di appartamento al piano seminterrato, una station wagon di seconda mano e due minchioni di figli che a 10 anni non sanno ancora allacciarsi le scarpe
  • abbiamo fatto letture più impegnative della Gazzetta dello Sport
  • di cambiare la macchina con un SUV di 6 metri ce ne frega poco o nulla
  • non giriamo sei edicole per avere a tutti i costi l'ultimo numero di Peppa Pig o di Masha e Orso
  • ce ne freghiamo di puttanate tipo il lancio del palloncino con appesa la lettera per Babbo Natale
  • ce ne facciamo una ragione se non abbiamo passato il tosaerba da due settimane
  • la nostra vita ha un senso anche senza possedere un camper
  • moriamo dalla voglia di spaccare i denti ai bambini maleducati che ci sono in giro (ed anche agli idioti che li hanno inopinatamente messi al mondo)
  • ce ne freghiamo bellamente di farci 60 km in bici o di andare a cercar funghi
  • preferiamo visitare un sito archeologico piuttosto che Gardaland o il Parco delle Cornelle
  • non ci sentiamo attratti da un televisore 70 pollici da pagare con 60 comode rate mensili
  • non facciamo la coda per i saldi o per l'ultimo modello di i-phone
... e si potrebbe continuare all'infinito con dozzine, se non centinaia, di esempi di mediocrità eretta a sistema.

Se Orwell ha scritto che "Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario", a noi tocca ammettere con amarezza che "In un mondo dominato dalla mediocrità, la diversità diventa un marchio d'infamia". Quindi, avere sogni, idee, passioni ed aspirazioni diversi dalla "plumbea mediocritas" significa portarsi addosso un segno distintivo in negativo, è come dichiararsi negri, ebrei, sieropositivi, lebbrosi, omosessuali e compromettersi ogni possibilità di comprensione ed accoglienza che vada oltre le fredde formalità. E' il prezzo che si paga per non aver ceduto alla tentazione dell'autocensura emotiva.

Non siamo noi ad essere ricolmi di incomunicabilità, sono le menti e le anime di coloro che ci "sentono parlare" ma non ci "ascoltano parlare" ad essere impenetrabili al nostro linguaggio, che per questo siamo portati e pensare che sia in qualche modo diventato euskera.

Gli inglesi direbbero che siamo "too weird to live, too rare to die", ovvero "troppo strani per vivere, troppo rari per morire".

Per farla finita: se continuate ad accusarci di parlare euskera, cominceremo davvero a parlare euskera, non foss'altro per cambiare il nostro modo di parlare ai sordi.

Avete capito,  MEDIOCRI BASTARDI CHE NON SIETE ALTRO???

giovedì 17 dicembre 2015

Cantico delle fregature

Altissimu, onnipotente, bancatore,
tue so’ le pecunie, l'incassi e 'l profitto et onne guiderdone.
Ad te solo, Ricchissimo, se addicano,
et nullo umano pidocchio est dignu te rimirare.
Laudato sie, mi’ bancatore, cum tucte le tue fregature,
spetialmente sua maestà lo frate interesse,
lo qual est voracissimo, et spolpa noi per te.
Et ellu è strangolante et schiacciante cum grande ardore:
de te, bancatore, porta il morso et dilania.
Laudato si’, mi’ bancatore, per sora cambiale et le esattoriali cartelle:
in tasche nostre l’ài mandate taglienti et roventi et concupiscienti.
Laudato si’, mi’ bancatore, per frate bonifico
et per telematico et contante et versamento et onne raggiro,
per lo quale a le tue creature porti dissanguamento.
Laudato si’, mi’ bancatore, per frate addebito,
lo quale è multo sitibondo et succhiante et rapace et predace.
Laudato si’, mi’ bancatore, per frate mutuo,
per lo quale te magni le case nostre:
ed ello è greve et plumbeo et scannante et strangolante.
Laudato si’, mi’ bancatore, per sora nostra ipoteca,
la quale ne strozza et sodomizza,
et produce diversi dolori con ferite et sanguinamento et alesamento.
Laudato si’, mi’ bancatore, per quelli ke espropriano per lo tuo splendore
et ottengono infamitate et riprovatione.
Beati quelli ke taglieggeranno in pace,
ke da te, Altissimo, saranno ripagati.
Laudato si’, mi’ bancatore, per sora nostra esecuzione immobiliare,
da la quale casa de homo vivente non pò scampare:
guai a quelli ke vivono ne le scarsezze materiali;
beati quelli ke ubbidiranno a le tue sanctissime volontà,
ke la perdita patrimoniale ‘l farrà meno male.

Laudate e benedicete mi’ bancatore et rengratiate
e serviatelo cum grande humilitate ed inferioritate.

martedì 15 dicembre 2015

Accoglieremo a braccia aperte...

... quelli che hanno rubato ma senza nascondersi dietro un'idea
... i giocatori d'azzardo che hanno sbattuto la loro vita sul banco
... quelli che hanno tradito una bandiera che gli hanno appiccato addosso senza chiedere il permesso
... i bevitori senza speranza che hanno troppe croci da soffocare
... quelli che hanno disertato una guerra che non era la loro
... i cani con un ideale che vanno fieri dell'odore di battaglia che si portano addosso
... quelli che non sono stati all'altezza delle follie scelte da altri
... gli sconfitti accusati di essere contagiosi con la loro infelicità
... quelli che hanno sbagliato forte ma decidendo da soli
... i cavalli da tiro che hanno scelto di iniziare a guardare avanti e non più in basso
... quelli che sono partiti senza sapere bene il perchè
... le anime che hanno camminato al buio una vita intera per uscire dalle catacombe della memoria
... quelli che non hanno confessato ed espiato peccati inventati per loro dai protettori delle coscienze
... gli attori paralizzati nei camerini del teatro
... quelli che non hanno creduto agli eroi che passa il convento
... i musicisti che consumano i loro violini nelle piazze
... quelli che hanno pensato male e non hanno dato retta ai guardiani della mente
... gli ex bambini che hanno demolito la censura emotiva
... quelli che hanno sentito il suono di campane ignote ai più
... i reduci dalla grande faida contro la menzogna
... quelli che per essere squilibrati non hanno avuto bisogno di pendere dalla labbra di qualche profeta
... i navigatori che hanno frantumato la bussola a martellate
... quelli che hanno preso mille direzioni ed hanno fame di un posto da chiamare "casa"
... donne e uomini "sbagliati" e non più recuperabili nei loro desideri smisurati
... quelli condannati a vagabondare e quelli costretti a restare immobili
... i brutti sporchi e cattivi con il loro odore di periferia e di oblio
... quelli che danno retta alle voci che hanno dentro e stanno a guardare la schiuma del mare
... le persone provvisorie che vengono da altri posti e da altre solitudini
... quelli che solcano le metropoli con il loro isolamento che rasenta l'apartheid
... ragazze e ragazzi dissepolti dopo troppi anni di incomunicabilità massificata
... quelli che conoscono la voglia di ridere ed il coraggio di stare fuori
... i fiori sbocciati di nascosto nati da talenti segregati da tempo immemore
... quelli che hanno preso la parola nonostante il divieto dei sapienti
... gli autodidatti dei sentimenti che si sono costruiti da soli passioni ed ideologie
... quelli che consumano solamente scarpe e polvere di strade
... i sognatori che scrutano l'orizzonte per vaccinarsi contro la mediocrità
... quelli che leggono libri proibiti per ubriacarsi di un sapere gioiosamente distorto
... i partigiani che si battono da sempre contro la tristezza e la rassegnazione dei loro simili
... quelli che conoscono verità proibite e non riescono a tenerle tutte per loro
... gli invisibili stanchi di attendere di esser raccolti come fossero funghi dal primo che passa
... quelli che hanno parlato la loro lingua nonostante gli continuassero a dire che era morta
... quelli che sono così diversi da essere stati etichettati come folli
... quelli che ogni giorno scendono nelle strade per non morire sulla porta aspettando un salvatore qualsiasi

venerdì 27 novembre 2015

Fiori interiori&esteriori

In barba ad ogni convenzione, una mattina come tante altre, i fiori hanno deciso di sbocciare. Manco loro sapevano bene il perchè di questa scelta, ma tant'è.
Sono usciti silenziosamente dai germogli e dai boccioli e lentamente sono esplosi in tutti i loro colori. Non c'era un motivo, solo che avevano voglia di provare a provare, avevano voglia di "andare fuori", così, senza pretese e senza progetti particolari, sapevano solo che esisteva un "fuori", non ben definito ma accattivante. In un certo senso, avevano deciso di dimostrare a se stessi di esistere e di saper stare all'aria, di mostrarsi, addirittura pareva che volessero "prendere la parola".

***

I gerani stavano orgogliosi e floridi nelle loro fioriere e penzolavano dalla ringhiera guardando i passanti con i loro petali, rossi come cappelli da cardinale.
Le rose se ne stavano in cima ai loro steli cosparsi di spine, con quell'eleganza altera tipica di chi è cosciente di una bellezza indiscutibile, pienamente convinte della loro divina delicatezza.
I gigli bianchi parevano un po' imbarazzati a mostrare i loro petali di un candore marmoreo, ma erano convinti che era comunque meglio dello stare chiusi nel bocciolo. Per contro, i gigli arancioni erano perfettamente a loro agio, orgogliosi dei loro petali dal colore così potente, un colore che testimoniava una fame di vita e di sole troppo a lungo repressa.
La serenella aveva deciso di strafare, con centinaia di grappoli che mandavano un profumo più forte del rullo di un tamburo che chiama all'arrembaggio. Un profumo sensuale ed inebriante, un vero e proprio squillo di tromba che invitava a vivere.
I garofani presidiavano silenziosi e determinati l'aiuola, non avevano bisogno di fare altro, si limitavano a tenere alte le loro corolle ed a mandare un profumo persistente, incuranti degli sguardi e dei commenti dei passanti. 
La forsizia si sbizzarriva con una cascata di fiori giallo oro e pareva pronta a spandersi ovunque con i suoi rami, incurante di qualsiasi confine.
Anche il crisantemo era sul piede di guerra, stanco marcio di essere associato ai morti ed ai cimiteri. Avena appena saputo che il suo nome derivava dal greco e significava letteralmente "fiore d'oro", per questo aveva messo a bella posta quattro fiori color cremisi di raro splendore e sembrava volesse urlare "ci sono anch'io, non mi portate più a marcire vicino ad un loculo".

***

Le gesta dei fiori non passavano inosservate. Le prime reazioni erano sull'indifferente andante, improntate allo scetticismo ed alla commiserazione. Coloro che passavano in giardino si limitavano a dire "sì, ma tanto durano poco", "sì, sono anche carini, ma come sono pretenziosi", "apprezzabili, ma sanno poco della vita, impareranno", "beata gioventù, lasciamo che si godano la loro inconsapevole  spensieratezza", oppure "prima di quanto pensano andranno a sbattere contro la realtà e  sapranno cosa significa stare al mondo".

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Passano due settimane ed i fiori sono non danno segni di cedimento, anzi, sono sempre più rigogliosi:
  • i gerani salutano sorridendo chi passa sotto la ringhiera
  • le rose occhieggiano con lo stesso fascino dell'imperatrice Plotina
  • i gigli spiccano alla luce del sole, con colori che sembrano usciti dal pennello di Van Gogh
  • la serenella continua ad ammaliare col suo profumo chi passa, come se fosse una sirena
  • i garofani stanno fermi, rocciosi e fieri come i Moai dell'Isola di Pasqua
  • la forsizia brilla tutta d'oro, manco fosse re Mida
  • il crisantemo ha fiori sempre più cremisi, che sembrano fatti di velluto

A questo punto la situazione comincia ad essere imbarazzante. Tutto quell'esplodere di colori, profumi e vita potrebbe, forse, magari, essere una potenziale, probabile, futura minaccia all'ordine pubblico costituito delle menti e delle coscienze. Infatti i fiori continuavano a mettere scandalosamente in mostra la propria gioia di vivere, facendo pericolosamente calare il livello di tristezza negli uomini. Il livello di bellezza nell'atmosfera stava salendo pericolosamente.
Ma più bellezza e meno tristezza significa meno possibilità di governo del pensiero, allentamento delle corde e delle catene che serrano le coscienze, meno paura, meno terrore. Una domanda iniziava a sorgere spontanea: come fa un popolo che si reputa civile a vivere senza paura??
Il sistema informatico centralizzato di monitoraggio emotivo, installato presso il Ministero della Programmazione Interiore, stava infatti segnalando il netto calo dei principali indici statistici di terrore collettivo:
  • paura che i minori di anni 18 apprendano dell'inesistenza di Babbo Natale
  • paura che ti fottano la station wagon di seconda mano
  • paura che ti scassinino il bilocale di 32 metri quadri (dove si vive comodamente in cinque)
  • paura dell'immigrato fresco di sbarco
  • paura della zoccola mulatta che ti spompa il marito
  • paura del negro arrapato che ti ripassa la moglie, la figlia e la sorella
  • paura del professore gay che contagia gli studenti in età adolescenziale
  • paura del pedofilo che ti si ingroppa il bimbominkia primogenito

Alcuni fatti preoccupanti si erano intanto verificati, con grande apprensione delle pubbliche autorità:
  • le donne cominciavano ad uscire di casa sole la notte
  • un paio di ragazze si erano trovate un fidanzato di origini extra UE
  • alcune famiglie avevano preso l'abitudine di non chiudersi in casa alla vista di persone che passano per strada
  • due ragazze lesbiche avevano deciso di andare a convivere, scrivendo pure i loro nomi sul citofono
  • un anziano aveva offerto il caffè ad un giovane che chiedeva la carità fuori da un bar
  • le neo mamme avevano iniziato a girare per strada col passeggino (anzichè starsene chiuse in un seminterrato a tripla mandata)

Basta! Occorreva intervenire prima che la situazione divenisse insostenibile. Avanti di questo passo, il popolo avrebbe intrapreso, in poco tempo, la strada della totale emancipazione dalla paura, diventando ingovernabile. L'anarchia delle menti, ben più pericolosa di quella politica, l'avrebbe presto fatta da padrona. 

Bisognava mettere tempestivamente un ripiego.
Il Gran Consiglio dei Sapienti si riunisce in somma urgenza in seduta segreta (che segreta non rimane per via del greve odore di muffa che si spande per le strade, penetrando nelle case e nelle scuole). Dopo 8 ore ininterrotte di dibattito, i sommi reggenti dei destini della nazione deliberano quanto segue:
  • lo sbocciare dei fiori si configura come unico e coordinato disegno criminoso posto in essere da un'organizzazione a delinquere con finalità di eversione dell'ordine claustrofobico e democratico
  • i fiori dovevano essere immediatamente rinchiusi in una serra coi vetri oscurati, affinchè potessero silenziosamente avvizzire senza essere visti 


***

Il giorno dopo prende corpo il progetto di salute pubblica predisposto dai Sapienti. Una speciale squadra di emergenza facente capo all'Ufficio Protezione Mentale interviene nel giardino, sradica piante e fiori e li trasferisce in una serra, affinchè non siano più esposti alla vista della popolazione.
Dopo una settimana, invece di avvizzire e seccarsi, piante e fiori sono talmente cresciuti in altezza da sfondare i vetri della serra ed essere di nuovo visibili. Lo scandalo continua, il disegno eversivo è più radicato e strutturato di quanto si pensi e ciò non può essere assolutamente tollerato oltre. Per testimoniare la vicinanza delle istituzioni al popolo, intervengono sul posto per un sopralluogo:
  • il Gran Consiglio dei Sapienti al completo
  • il Ministro della Programmazione Interiore, con codazzo di sottosegretari e portaborse
  • il capo dell'Ufficio Protezione Mentale

Terminato il sopralluogo, viene deciso all'unanimità un drastico intervento: i fiori e le piante saranno trattati col diserbante e poi smaltiti presso l'inceneritore dei rifiuti, affinchè spariscano non solo fisicamente ma anche nella memoria collettiva.

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Detto fatto: dopo una settimana dei fiori non vi è più traccia e nessuno sembra più ricordarsene. La vita sembra riprendere normalmente, i livelli di paura collettiva e di mediocrità sembrano salire.

***

Una mattina, verso le 10, il Gran Consiglio dei Sapienti, il Ministro della Programmazione Interiore ed il capo dell'Ufficio Protezione Mentale sono riuniti in seduta comune presso il Cenotafio della memoria, per assumere alcune gravi ed indifferibili decisioni inerenti il destino della nazione (scelta delle luminarie per l'imminente Giornata mondiale della verza in salamoia ed individuazione del direttore della costituenda Agenzia internazionale per la protezione del cormorano padulo). Tutto sembra procedere al meglio: il silenzio tombale e l'odore di chiuso presidiano le strade, il mercato pullula di bravi cittadini in fila alla bancarella delle caldarroste amnesiache, la polizia collega bambini ed adolescenti ad un notebook infilandogli un cavo USB nel naso e li formatta seduta stante, senza che debbano far la fila a scuola o in questura.
Ma ... succede quello che non ti aspetti. Dal pavimento del cenotafio spunta un anaconda lungo 9 metri, con una botte di diserbante sulla schiena. Con una mossa fulminea ispeziona rettalmente ciascuno dei presenti con la testa e li clisterizza di diserbante facendo loro venire un groppo alla gola. 
Terminato il suo intervento di sanificazione intellettuale e spirituale, il serpentone prende la parola e declama: 

in verità, in verità vi dico
coloro che diserbano il pensiero saranno diserbati nelle budella
coloro che proteggono le nostre menti non proteggeranno le proprie terga
coloro che fanno il vuoto nelle coscienze avranno il vuoto nel proprio retto

... il contrappasso dei giorni nostri.

That's all folks!!

mercoledì 18 novembre 2015

Il camionaro

Infame camionista della media Valtellina
Mostro dotato di intelligenza luciferina
Empia incarnazione del peggior male
Sembianze umane con anima da maiale
Mignottaro senza alcuna remissione
Essere refrattario ad ogni redenzione
Per lui uomo uguale bestia da soma
Coscienza immersa in profondo coma
Il solo pensarlo ispira profondo ribrezzo
La sua immagine manda mefitico lezzo
Per un bancale vendeva una persona
Per 50mila lire ogni porcata era buona
Troppo tardi o maledetto sei schiattato
Ma in tanti credici abbiamo esultato
Troppo tempo sei rimasto su questa terra
Sei stato più orrendo della peggio guerra
Che bel fiore è pure il tuo baldo figlio 
Sangue del diavolo non crea certo un giglio
E quella fottuta sordomuta baldracca
Da sotterrare in una fossa piena di cacca
Speriamo sia davanti a rovente tribunale
Per l'animaccia sua solo pena capitale
Sotterrarlo con autocarro ribaltabile
Profanare la salma in modo memorabile
Riempirsi di birra scura sino alle ossa
E poi andare a pisciare sulla sua fossa
Fredda, infida e squamata creatura
Troppo tardi giunge la sepoltura
Entità malefica dal cuore sordomuto
Troppo tardi arriva l'estremo saluto

Epitaffio
In spregio a qualunque sentimento di umanità condusse la propria giornata terrena, reclinando troppo tardi il capo con empia serenità. 
Le sue spoglie attendono qui invano lo squillo dell'angelica tromba.

venerdì 9 ottobre 2015

Sernio (SO). Primo congresso internazionale sull'evirazione sociale, culturale e mentale

Si terrà dal 29 ottobre al 2 novembre prossimi a Sernio il primo Congresso internazionale sull'evirazione sociale, culturale e mentale.
Organizzatrice della manifestazione è la Società umanitaria serenasca per il regresso culturale - SUSREC, fondata e diretta da Ramona Vajassi e GianAmedeo Pitonessa. Pasquino Pinzocheri Press Agency li ha intervistati entrambi, al fine di adempiere in parallelo a due improrogabili doveri:
  1. rendere servizio alla verità a fini di edificazione morale della coscienza di massa, offrendo lampante evidenza di tutti i crimini culturali che si consumano nel borgo orobico vicino a Tirano, cui il fato prepara un destino in tutto e per tutto simile a quello di Cartagine
  2. far sì che i due summenzionati affannati mentali, spargifeccia, mettimale e scampaforca possano subire la doverosa esposizione al pubblico ludibrio ed all'esecrazione più atroce
Dichiarazioni di GianAmedeo Pitonessa:
  • ""qui a Sernio abbiamo trovato la formula tecnico-pratica per la felicità, metodo codificato per vivere spensierati. L'intuizione è semplice e geniale al contempo: se vuoi essere senza pensieri, ti basta smettere di pensare. Geniale, no??
  • qui a Sernio siamo agevolati dal fatto che enormi estensioni di terra sono coltivate a frutteto. Alcuni studi condotti da illustri accademici hanno appurato che la pianta di mele emette nell'atmosfera una sostanza dal nome scientifico di tetra-idro-butan-clorossidopomella (4HBuClOpom). Si tratta di un alcaloide fortemente volatile e dall'alto grado di accumulazione nel terreno e nelle falde acquifere. Noi serenaschi siamo la popolazione con la maggiore concentrazione corporea al mondo di 4HBuClOpom
  • una volta introdotta nell'organismo, la 4HBuClOpom si impadronisce completamente dei meccanismi elettroencefalici e biochimici dei neuroni e delle sinapsi, disattivando completamente i centri del pensiero. E, come sappiamo, via il pensiero via la sofferenza e la pesantezza della vita
  • io, ogni mattina, mi alzo e non mi sento crollare il mondo addosso ... al contrario, mi sento stracolmo di energia e, con grande gioia, corro nel mio frutteto e ci resto a lavorare anche 14 ore consecutive ed il perchè non lo so, come non lo sapeva mio padre che il frutteto lo ha piantato. So solo che la mia missione nella vita è curarmi delle mie 1.200 piante di golden delicious, gala e stark. Un motivo preciso non esiste ed io non mi devo fermare a pensare, non serve, sarebbe un inutile spreco di energie e di tristezza
  • non solo, la pianta di melo è l'habitat naturale di un microrganismo denominato Bacillus Stoltiferus Pomaceus (BSP). Quando il bacillo contagia un essere umano, il suo equilibrio neurochimico subisce un radicale cambiamento, con totale annullamento della capacità di pensare a tutto ciò che non sia la frutticoltura. Il bacillo agisce in sinergia con la 4HBuClOpom ed è in grado di generare una sorta di estasi che può durare intere settimane, nel corso delle quali non fai altro che pensare a potature, trattamenti, irrigazione, dirado, taglio dei succhioni, per poi giungere al supremo orgasmo della raccolta, un momento tantrico interminabile"" 
Dichiarazioni di Ramona Vajassi

  • ""da oltre due anni vivo a Sernio e la mia vita è radicalmente cambiata
  • sin dalla prima adolescenza io ho sofferto di enormi difficoltà nell'elaborazione del pensiero e della mia identità. Tutti continuavano a dirmi: pensa, ragiona, immagina, sogna. Per me era diventata un'insopportabile ossessione, un vera e propria violenza, imposta da coloro che mi circondavano ed autoimposta anche da me
  • poi sono venuta a vivere a Sernio e sono stata contaminata dalla 4HBuClOpom e dal BSP. Dopo pochi mesi di esposizione alla prodigiosa sostanza chimica organica ed al portentoso microorganismo ho completamente smesso di pensare. Da quel momento è iniziata per me una vera e propria rivoluzione interiore. Avevo trovato la pietra filosofale: il segreto per la costruzione dell'individuo non è l'aggiungere ma il togliere. Meno ragionamenti, meno stimoli, meno sensibilità, nessuna vita interiore e la nostra esistenza prende il volo
  • acquisita questa rivelazione fondamentale, io e GianAmedeo abbiamo capito che avevamo un dovere verso l'umanità intera, la nostra missione: diffondere ai popoli pellegrini su tutta la terra il verbo dell'evirazione sociale, culturale e mentale
  • per questo abbiamo promosso la costituzione della SUSREC, che ha come oggetto sociale il sempre maggiore impianto di frutteti in ogni angolo, anche il più recondito, dell'orbe terracqueo. Così facendo, sempre più persone saranno esposte alla 4HBuClOpom ed al BSP e potranno formattare le loro coscienze e conquistarsi la felicità eterna già su questa terra
  • per questo abbiamo deciso di organizzare qui a Sernio il Congresso internazionale sull'evirazione sociale, culturale e mentale. Abbiamo una nuova religione da rivelare, una religione che libererà l'umanità dalla schiavitù della mente semplicemente liberando l'uomo dalla propria mente. Semplicemente...""